TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio della Categoria 'Trieste'

12 Giugno 2008

Trieste, l’eleganza assoluta della mitteleuropa.

Esistono città che devono al treno la propria fortuna; altre invece sventrate, snaturate, sfigurate dalla ferrovia; altre ancora, sfiorate e nulla più. Ma certe dovrebbero riservare alla ferrovia gli onori di un testimonial d’eccezione, città il cui ingresso via treno è semplicemente maestoso. Spesso accade con le città di mare, ma non sempre: a Livorno entri dalla zona industriale, facendoti largo tra fumi e miasmi; ad Ancona - e a Mantova, anche se solo di lago - rimani sospeso tra l’obbrobrio della raffineria e lo splendore - poco oltre - della città che si specchia sull’acqua.
A Milano sembra di rivivere la belle-epoque, però reinterpretata dai nevrotici personaggi odierni, mentre a Torino passi dalla splendida Moncalieri al lugubre Lingotto.

Trieste, nulla di tutto ciò: là, già una ventina di chilometri prima, superato Monfalcone, inizia la passerella trionfale lungo il golfo, dall’alto. Per certi aspetti ricorda la Liguria, ma è più maestosa, aristocratica. In quei venti chilometri, esistesse un treno veramente di classe (altro che gli asfittici Eurostar), dovrebbe essere insonorizzato, andare a venti all’ora e sax in sottofondo. Il tutto verso il tramonto, a lume di candela.
L’Adriatico visto dal treno
Il golfo, il verde, Miramare e la vista del porto sono un inno all’Adriatico e alla sua storia, a qualcosa che va oltre l’Italia, alla sintesi di romano, veneziano e mitteleuropeo che rendono la città di un’eleganza tale da farla sembrare una Torino sul mare.
Scorcio del porto di Trieste
A Trieste, quando imbocchi il lungomare dalla stazione, passato l’austero e maestoso edificio della Banca d’Italia, dovresti toglierti le scarpe, ed in pantofole indugiare sul molo, sulle rive, in piazza Unità d’Italia; salvo poi infilarti gli scarponi per salire a San Giusto, dietro cui la città svela aspetti più metropolitani e abbandonati.
Piazza dell’Unità d’Italia vista dal molo
Ma un salotto su un lungomare così elegante, aristocratico eppur vivo (a differenza della splendida ma ormai morta Venezia); un salotto così, sul mare, non ce l’ha nessuno.

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28 Ottobre 2006

Trieste, città aperta(?).

Per raccontare Trieste, che ho visitato quattro bellissimi giorni di un anno e mezzo fa, mi affido a questo post, del mio amico Swami. Il personaggio è caratteristico: nativo di Montecatini, legato alle radici contadine, già dal nome è uomo di mondo. Livorno come città prediletta, accento toscano marcatissimo, anche quando scrive, ma non così odiosamente e spocchiosamente come accade in Tv. Lui non pretende di far ridere "solo perché parla toscano", tipo la vecchietta della pubblicità della pasta precotta (impiccatela quanto prima, please). Lui parla così, e se lo vedeste, vi farebbe morir dal ridere.
Dicevamo, Livorno città prediletta, a Trieste il primo anno di università, a Bologna (e Valencia) gli altri cinque. Ora il ritorno a Trieste, perché "la città dove vivo deve avè un porto", ma anche un po’ di vivacità.

Uno dei pochi, a mio parere, che ha capito il grande vantaggio di Trieste: non in un angolo d’Italia, ma al centro d’Europa. E’ il passaggio più bello del suo divertente post, che potete leggere cliccando qui.

Ovviamente, se qualcuno avesse da segnalare alberghi o ristoranti validi a Trieste, o wherever, mi scriva pure, eh?! mi raccomando!
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