TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio della Categoria 'Sicilia'

22 Giugno 2007

La Morte di Cala Troisi, a Salina, e la Sicilia da salvare

la foto di Cala TroisiApprendo da Stanza 101 della ingloriosa fine di Cala Troisi, a Salina (Eolie), resa famosa dal Postino del celebre attore napoletano.

Uno dei numerosissimi episodi che hanno portato gli Inglesi ad incitare i propri concittadini ad andare a vedere l’Italia, prima che gli italiani la rovinino del tutto.

In Sicilia, poi, il fenomeno della rovina delle spiagge sembra direttamente proporzionale alla loro bellezza. Ho una foto - che posterò quanto prima - in cui la spiaggia di San Vito lo Capo appare in tutta la sua bellezza. Quasi tutta, perché allargando il campo visivo, una montagna di rifiuti fa da cornice a una vista eccezionale.

La medesima sensazione di forte delusione l’ho avuta a Siracusa, in cui abusivismo e cattivo gusto rendono una delle più belle città del mondo (tra l’area archeologica, Ortigia ed il mare azzurro, con le colline rinverdite dalla pioggia primaverile, Siracusa avrebbe un setting da paradiso terrestre) in un semplice recipiente di tesori archeologici.

E’ inutile: se non si viene educati al gusto, al bello, non è possibile preservarlo.
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9 Marzo 2007

Aci Trezza, Catania e La Montagna.

La MontagnaA maggio del 2005 ho passato dieci bellissimi (e intensissimi) giorni in Sicilia. L’ho girata abbastanza, dal ragusano (nella bellissima casa di Lorenzo Piccione di Pianogrillo), a Siracusa, Palermo, Agrigento, Piazza Armerina, Taormina e Catania.

Dopo aver visitato Catania (la piazza del Liotro - l’elefante, con la pasticceria davanti al Duomo, merita una visita già da sola), siamo stati a dormire ad Aci Trezza. Non so dire se di quella zona (in senso lato, la Sicilia Orientale) ho apprezzato di più i dolci (senza dubbio alcuno, i migliori d’Italia, e dunque del mondo, specie al Caffè Sicilia di Noto), il pesce o i paesaggi (l’Etna regala scorci stupendi dalla città, dai giardini e dal mare).

Di sicuro il paesaggio di Aci Trezza, coi faraglioni dei Ciclopi, l’isola Lachea ed Aci Castello in lontananza, ne ha da dire e da vendere. Ancor più a chi si è appassionato alle disavventure dei Malavoglia: il museo omonimo, ricavato in una casa che ricorda quella verosimilmente descritta da Verga, ricostruisce i vari aspetti della dura vita dei pescatori di fine Ottocento, a me in parte nota dai racconti di famiglia.

Ma c’era una cosa, nel cortile, che più mi ha colpito: la cenere. Fertilissimi resti dell’ultima eruzione del gigante buono, la Montagna, come la chiamano qua.  E le si dà del Lei: "La Montagna  le dà, e la Montagna le toglie, quando vuole".
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10 Gennaio 2007

Pantelleria, il photobook - l’alba dalla montagna

L'alba da Pantelleria

La foto parla da sola. Ecco l’alba dalla cima della montagna grande di Pantelleria. Le montagne all’orizzonte sono la Sicilia. Non riesco a capire precisamente quali monti siano, data la posizione dell’isola, dovrebbero essere le montagne centro-meridionali. Il tappeto di nuvole sottostante cela l’azzurrissimo mare pantesco. Sotto le nuvole, un peschereccio (che non si vede in foto) sta lentamente facendo vela verso le zone di pesca.
La vita estiva dell’isola, sonnacchiosa e calma, inizia lentamente a ripartire.
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9 Gennaio 2007

Palermo, Palermo, tu come Amsterdam…

Palermo, la Cattedrale.jpg Trovarsi all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo, un giorno in cui non c’è sciopero, vi giuro è un sogno. Mica per l’aeroporto in sé, che come tutti è un posto brutto poiché anonimo e standardizzato. Lasciamo stare poi il televisore che non trasmetteva la RAI durante i mondiali, con relative scene fantozziane.

Ma se dovete andare in centro, oppure avete una coincidenza non troppo vicina, beh… scendete nel seminterrato: vi attenderà un trenino (comodo? non troppo. Pulito? come la media dei treni italiani, ma chissenefrega. In compenso è semivuoto), che a otto Euro circa, forse meno? andata e ritorno, in venti minuti vi porta sotto il centro città. Come accade, per esempio, ad Amsterdam. Come non vedo accadere negli aeroporti italiani delle grandi città in cui sono stato (Roma e Milano sono lontanissimi, a Bologna il treno- che potrebbe benissimo esserci- non c’è neanche).

Rispetto ad Amsterdam, la differenza è che non si scende sullo stradone del Damrak (per quanto anche la stazione di Amsterdam abbia un suo profondissimo fascino ed una sua oggettiva bellezza, basti pensare alla Chiesa di San Nicola), ma ai giardini d’Orleans. Da lì, in cento metri siete da Santoro per i cannoli alla siciliana, e in altri cento, al chiosco del pane con la milza. Poi, se avete ancora tempo, gambe e pochi ingombri, la Cattedrale è lì attaccata, ed il centro arabo-normanno tutto da visitare.

Palermo, Palermo, bella come sei e tanto vituperata… non sarà che, a dirla tutta, c’è da dar ragione a Salvo Sottile (via Mario Pagliaro) quando parla dell’atteggiamento della stampa rispetto alla Sicilia?
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5 Gennaio 2007

Pantelleria, photobook - i fichi d’india

Fichi d'India

Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d’India e le spine dei cardi

(Rino Gaetano, Ad esempio a me piace il Sud)

Lo confesso, con molta vergogna: ebbene sì, non ho mai assaggiato i fichi d’India. E forse non ci tengo neanche troppo. Mi piace vederli, come in questa foto, stagliarsi tra le piante, seccate dal sole e dal vento, su un cielo azzurro, nitido. Così, mi ricordano il Sud, della natura assolata, degli odori forti, del caldo paterno, sicuro ed avvolgente, degli insetti grandi, rumorosi e buoni, delle canzoni ribelli di Rino Gaetano, e di quelle dai lamenti arabeggianti di Mango.
 
Mio nonno, calabrese, mi racconta sempre di quando, da bambino, negli anni Venti, giù a Cerchiara di Calabria, proprio sul colle che guarda la splendida (ora) piana di Sibari, si era fatto una mangiata di fichi d’India tale da star male tutta la notte, per la gioia della mia bisnonna quando dovette pulire gli "effetti collaterali" di cotanta ingordigia.

Chissà, forse pago un’indigestione genetica :-)


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29 Dicembre 2006

Pantelleria, photobook - i capperi

capperi di pantelleria

Nella foto: i capperi di Pantelleria. L’isola, grazie alla conformazione ed alla costante esposizione al sole, con un clima caldo-asciutto grazie al vento (sulla toponomastica torneremo), produce una quantità ingente di capperi. Se ne trovano ovunque, e a giugno, poco prima della fioritura, si possono cogliere. In effetti, il cappero che conosciamo è il bocciolo, non ancora apertosi: il fiore del cappero è dunque un’occasione persa!

Grazie ai consigli di un anziano signore del luogo (pantesco=abitante di Pantelleria), ne ho colti un vasetto, che ho poi salato due volte (un paio di giorni la prima, una ventina la seconda), prima di lavarli con l’aceto e metterli sottolio, per farli riposare ancora un mesetto. Li ho colti molto piccoli, e in effetti il sapore è estremamente pungente. Ora li ho quasi finiti… sigh! sob!

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Pantelleria, photobook - il dammuso

colazione a Pantelleria

Bastano poche parole per descrivere l’isola di Pantelleria. Anzi, non servono proprio. Almeno per far capire di cosa si tratta. Cioè, del calibro delle emozioni che può offrire. Inizia qui il racconto per immagini di Pantelleria.

Nella foto: il sottoscritto, in fase goduriosa avanzata, verso le nove di mattina, di un’assolato giorno di giugno. Colazione con vista Mediterraneo, Africa, in zona Scauri (sullo sfondo). La superficie bianca è il solarium del Dammuso Urania, trovato grazie a Il Giramondo, Dammuso.com, Giovanni Matta. Si notano, sul tavolino, cannoli provenienti da Palermo, pasticceria Santoro.
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