TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio della Categoria 'filosofeggiando'

29 Agosto 2008

Lezioni sul tempo: le stanze del tempo sospeso, a Serra de’ Conti.

Per quanto se ne discuta e lo si inserisca in ogni discussione, nella nostra civiltà il tempo è il valore più bistrattato. Diversamente, non gli verrebbe attribuito un prezzo. Il tempo è ancora più sotto del corpo, perché al tempo non corrisponde una persona. Non avendo corporeità se non in agende od orologi, il tempo non ha nessuno che si erge a sua difesa.

Eppure, il tempo è galantuomo, il tempo è dottore, il tempo calma e pacifica, il tempo risolve i problemi, il tempo svela.

Quante menti esaurite, quante famiglie rovinate, quante persone trascurate per non dare al tempo il giusto peso, per prezzarlo, per liberarsene al più presto, occupandone anche gli angoli più nascosti.

Una splendida riflessione sul tempo, per chi avesse voglia di mettersi in discussione, è a Serra de’ Conti, in provincia di Ancona, al Museo delle Arti Monastiche, non a caso chiamato “Le Stanze del Tempo Sospeso“. Di fianco ad un monastero di clausura, racconta i diversi aspetti della vita monastica. La sospensione del lavoro è il filo conduttore del museo: il tempo del lavoro è importante, ma non prevarica mai il tempo per altre cose.

Ottima l’organizzazione, con un percorso sensoriale adatto a tutti, avvincente e rilassante l’audioguida realizzata dalla compagnia teatrale Koiné di Modena che ti fa vivere le più disparate sensazioni, dalle ansie della novizia al mercante che va alla fiera al contadino che coltiva, cambiando continuamente prospettiva. Grande esempio di teatro e audio al servizio della didattica. Ecco, finalmente un museo che fa il museo, dal quale esci avendo imparato qualcosa di nuovo.

Vicino al museo, il Ristorante Hotel de’ Conti, posto accogliente che ha ritirato fuori la cicerchia, dimenticata da anni, proponendola in diverse versioni.

Uno o due bicchieri di Verdicchio (Montecarotto è a pochi chilometri, siamo nel regno incontrastato di questo superbo vino bianco), e la riflessione può farsi anche più profonda. Oltre i tre, tocca vette mistiche.

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20 Giugno 2008

Straniero, italiano, sinonimi.

Il cous-cous - ovviamente di matrice araba - in Sicilia; lo strudel - austriaco - in Trentino Alto Adige.

Francese inVal D’Aosta, ladino e tedesco in Alto Adige, greco in Salento, albanese in Calabria, català in Sardegna, sloveno in Friuli. Magna Grecia in Sud-Italia, mosaici bizantini a Ravenna. Arte normanna a Palermo, ma con maestranze arabe.

Uvetta - sultanina, ovvio - nei piatti meridionali ma anche veneti, baccalà e stockfish - pardon, stoccafisso - dalla Norvegia normanna. Pomodoro - amerindio - e patata - idem. Vino iracheno, o mesopotamico, ed olio greco, ma qui stanno così bene che rendono al meglio. Asiatici in Etruria, e turchi fondatori di Roma (Roma? Enea? Troia? Schliemann?), biondi, alti ed occhi azzurri in Sicilia, accanto a mori, bassi e scuri, eppure entrambi siculi doc.

Cozze? No, moscioli in Ancona, ma anche muscoli a Livorno e mussels in Inghilterra e musseln in Germania. Spagnoli in Piemonte, ma anche francesi, e non solo lì, pure a Napoli (Pascà, Pascal, Pasquale). Spezie in tutt’Italia, ma dall’Asia. Seta sì, ma cinese. Caffè arabo, ma dal Brasile. Cacao messicano, con il mais.

Russi, asiatici, arabi, scandinavi, tedeschi, spagnoli, francesi, turchi, arabi, mesopotamici, greci, inglesi, nordafricani, albanesi. Tutti italiani doc.

Cosa significa dunque straniero in Italia?

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19 Giugno 2008

Del viaggiare schematico, ovvero perché odio la geografia turistica. E perché in Ancona ti porto al Passetto a mangiare le crucete

In qualunque esame per l’abilitazione alle professioni turistiche che si rispetti, la parte del leone la fa sempre la geografia turistica. Ovvio: come puoi lavorare nel turismo se non sai dove sono (e cosa siano) Petra, o l’Angkor Vat, o Abu Simbel, o Machu Picchu? Mica tanto ovvio, per la verità: me lo ricordavo a memoria il giorno dell’esame, ora la memoria è un po’ più arrugginita, specie se non tratto destinazioni internazionali.

Ho sempre amato la geografia: da piccolo, passavo ore a guardare il mappamondo, l’atlante, la cartina geografica. Mi piaceva scovare quei posti dai nomi esotici, immaginare le facce di chi ci viveva, sentirli pronunciare nei discorsi. Mi affascinava la Mongolia, persa laggiù in Asia, ma anche il Giappone, con tutte quelle città in un centimetro quadrato di mappamondo. E poi l’America, da Nord a Sud: guardavo le città del Brasile e mi immaginavo le spiagge calde quando da noi era inverno. Leggevo Bahìa e pensavo a come ne parlava José Carioca nei Tre Caballeros di Walt Disney.

Poi è venuta la geografia turistica. Con una passione del genere, non è difficile imparare tutti quei nomi. Il viaggio per me è sempre significato, tra le altre cose, mutare in qui-ed -ora qualcosa che era là-e-poi: essere a Sydney avendola sempre immaginata come lontanissima, quasi appartenente ad un’altra era, mi fa sentire un supereroe, che supera le barriere dello spazio e del tempo.

Eppure, c’è qualcosa nella geografia turistica che sottende il semplice nozionismo: la pretesa di rinchiudere in una categoria ben precisa quello che si deve fare, vedere, non perdere quando si è in un certo posto. Più che nozionismo, tassonomia: Asia -> Sud-Est asiatico -> Cambogia -> Angkor Vat; America -> Nord America -> Canada (o tour Usa-Canada) -> Niagara Falls.

Forse aveva senso cent’anni fa. Senza televisione, cinema, Internet, se andavi a Roma e non vedevi il Colosseo te l’eri perso, al massimo te la cavavi con qualche stampa. Lo raccontavi agli amici, tingendolo con particolari che solo tu eri riuscito a scorgere (ricorda - faceva dire il grande Ignazio Silone ad un cafone su Fontamara - quando sei a Nuova York, vai sulla quarantanovesima strada).

Oggi, tutto sommato, lo vedi in tv, al cinema, su Internet, nelle foto, nei video amatoriali, nei disegni… insomma, non rischi di perdertelo. Diventa semplicemente una categoria nella quale entrare per non sentirsi estranei alla massa che ne fa parte. Se sei stato a Roma, devi far parte di quelli che hanno visto il Colosseo (vale anche per l’Angkor Vat, Ground Zero, le cascate del Niagara ecc.). Se non ci vai, non la scampi: sei un alternativo (altra categoria massificata), perché deliberatamente scegli di non appartenere ad una categoria in quanto percepita di massa.

Altro è, a mio parere, capire cosa si vede, e tracciarne le direzioni maturando così l’abilità a tradurre la tradizione. Una tesi di laurea in Comunicazione credo si intitolasse così, mi pare parlasse della Sardegna e sono sempre stato curioso di leggerla. Lorenzo Cairoli, ad esempio, è molto abile in questo, in particolare quando parla del Piemonte: racconta, narra, trova i fili più nascosti e intesse le trame dei piatti, dei monumenti, delle tradizioni.

Questo dovrebbe saper fare un’ottima guida turistica (intesa sia come libro che -ancor più- come persona): rendere ogni monumento, piatto, costume e quant’altro non un obbligo perché va visto, assaggiato, fotografato, ma parte di una narrazione, un racconto del quale si è curiosi di vedere come va a finire.

Per esempio, se in Ancona (sì, per quanto possa sembrare strano o stonato, si dice in Ancona, leggiti Sorelle Materassi) ti porto a mangiare le crocette, non lo farò mai - se possibile - al ristorante. E ti assicuro, non perché così non è tipico. Della tipicità non me ne frega un beneamato: è solo un’altra etichetta, una categoria, devi farlo perché è tipico. Semplicemente perché - secondo me - lo spirito delle crucete, così come delle saraghine a scotadeti, è di mangiarle su un cartoccio davanti al Passetto, simbolo, con le sue grotte, di chi ha strappato un salotto alla roccia; simbolo dei pureti che hanno fatto le nozze coi fichi secchi, ma gli sono venute bene. E poi ti reciterò - o io, o magari un attore teatrale - le poesie che ti ho appena linkato.

Avrai capito lo spirito della città e sarai poi curioso di saperne di più. Molto più che leggendo una qualsiasi guida del touring o - peggio ancora - della Lonely Planet.

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E due: ma le tracce dei temi di maturità chi le propone?

Errare è umano, perseverare è da ministri dell’istruzione: lo scorso anno su Dante, quest’anno su Montale.

Interessante invece lo spunto del tema generale, sulla comunicazione delle emozioni. Tuttavia, patetica la boriosità di chi ha steso la traccia, tra il nostalgico mieloso (un tempo… l’attesa… gli odori…) e l’apocalittico piccolo-borghese (oggi impersonale ed immediata). Persa un’occasione per analizzare la vastità di una produzione letteraria nuova, con simboli nuovi (emoticon, ma anche acronimi, signatures, link, ipertestualità, abbreviazioni originali ed altro ancora), con dimensioni nuove (il senso di vicinanza e di prossimità della mail, ed ancor più dell’sms, stravolgono i contenuti di una comunicazione tra persone lontanissime) che peraltro (il concetto di ibridazione è sconosciuto a costoro) non soppianta la lettera scritta come mezzo di comunicazione, semmai la esalta, enfatizzandone le caratteristiche fisiche e personali che la rendono - appunto - odore, tatto, attesa.

Un link interessante per approfondire alcuni spunti: Derrick De Kerckhove.

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10 Giugno 2008

Online everywhere

Tra wi-fi, UMTS, Iphone (a breve), laptop per tutte le tasche, connessioni mobili - ancorché mooolto migliorabili - si tende ad essere online ovunque.

Fin troppo, forse, anche se è innegabile l’utilità di essere in rete (anche solo episodicamente) in viaggio: dritte sul posto, aggiornamenti su eventi e manifestazioni, orari dei treni in real time e tanto altro.

Al di là di moralismi e sociologia da bar, geniale questo spot: le “secchie” (ri-)scoprono la natura.

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20 Maggio 2008

Mood, walking Bologna, brochure for Le Marche ed altre amenità

Periodo piuttosto freddino, questo, non soltanto perché una primavera così farebbe contenti solo gli olandesi, ma anche perché quando l’umore non è quello consono, scrivere un post diventa fatica erculea. Che spesso si risolve in righette inutili, perciò, in questi casi, meglio tacere.

Alcune novità, in ordine sparso.

  • Finalmente anch’io ho la mia brochure uso United States, reperibile oltreoceano e su richiesta presso di me; la mando via email per ragioni economiche ed ecologiche (odio i ciaffi di carta tipo Sistema turistico locale, Gal o Provincia, che normalmente butti via dopo un anno di permanenza ed impolveramento sul scaffale). Di là, su carta per far conoscere angelorecchi.com anche ai non hyperconnected, o che comunque non sanno delle Marche e di ciò che può tirarne fuori il sottoscritto. Per ora la brochure è di vile carta da stampa, nulla di plastificato o satinato, sono sempre per i piccoli passi e necessari.
  • Due siti in (eterno) allestimento: bolognawalking e visitlemarche. Entrambi già registrati da un paio d’anni, ed entrambi con lo stesso destino del foglio bianco. Cioè, che non so bene cosa metterci, o meglio, avrei tanto da metterci ma non so come. Per ora solo due piccole vetrinette che rimandano a questo blog e a quello inglese.
  • Partendo proprio dal dominio di cui sopra, bolognawalking è un progetto che partirà dal prossimo ottobre. Sperimentato quattro o cinque volte con volontari (non amici ma navigatori, ed un’agenzia straniera), la formula sembra funzionare, la città si presta alla grande, grazie ai portici il meteo è poco influente, colori, luci e suggestioni ci sono. Mancava un ristorante valido ma non esageratamente esoso, e l’ho trovato. Un albergo dello stesso genere pare essere spuntato. Insomma, salvo intoppi, a ottobre il lancio.
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    18 Aprile 2008

    Cronache kennedyane: cosa posso fare per il mio Paese?

    Don’t ask what your country can do for you, ask what you can do for your country. (John F. Kennedy)
    Non chiedere che cosa il tuo paese può fare per te, chiediti invece che cosa puoi fare tu per il tuo paese.

    Questo post è scritto con il pollice, dal mio cellulare, in treno. Su un Locale- anzi, un Regionale- tra Bologna e Rovigo, uno di quei treni che ti parlano della provincia profonda, dai cui finestrini passa, come al cinema, la cronaca della vita quotidiana di paese: ragazzini con zaini sempre più grandi e sempre più firmati vanno a scuola, alcuni individui entrano al bar per colazione prima del lavoro, altri alzano le saracinesche, perché per loro il lavoro è già cominciato. Le altissime gru lentamente riprendono a ruotare in aria, sopra le impalcature, mentre qualche leprotto si ferma ad osservarle saltando per i campi vicino alla ferrovia: li conosce ormai bene questi posti, sa che vicino quella chiassosa macchina di metallo è al sicuro dai cacciatori. Alcuni rampicanti aggrediscono il muretto bianco di un casottino, forse un vecchio cesso circondato da erbacce, a pochi metri dal nuovissimo cartello blu cobalto della stazioncina di G.. Gli ombrelli si aprono per la pioggia, le vecchiette- sempre più solo loro- si accalcano intorno ai furgoncini degli ambulanti: venerdì pesce, ovvio! Pochi ma industriosi passeggeri salgono e scendono velocemente da questo treno: troppo pochi, troppi altri in auto e più tardi. Male, molto male per un paese fiorito sulle suole delle scarpe, il risparmio, i fornelli e le sveglie all’alba.

    Paesaggio dal treno

    Qui, sprofondato in un sedile duro e scomodo, guardo il cielo plumbeo e mi chiedo: cosa posso fare per il mio paese? Parlo delle sue ricchezze, anche in inglese; ci porto i turisti da fuori; mi brillano gli occhi quando racconto della bellezza dell’Italia. Lavoro sodo, mi alzo la mattina alle cinque e vado a letto la sera alle dieci e mezza. Ma basta? Sarà sufficiente? Tante volte penso che potrei fare di più, ma come? Cosa? Non per me, vado già benino di mio. Ma per questo Paese, per la mia gente, per le mie tradizioni, così in declino e rassegnatamente quasi addormentato verso il baratro della dittatura (e) dell’omologazione.

    Cosa potrei fare per questo mio Paese?

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    15 Aprile 2008

    Elezioni: spunti interessanti dalla rete e dalla storia, per capirne un po’ di più

    Nel dopo elezioni, o meglio, dopo la parvenza di elezioni democratiche, con la delusione enorme che ho in corpo (che peraltro covava già molto prima del voto), col ritorno della DC semmai non ce ne fossimo accorti (gli diamo sei mesi di tempo al Berlusca per liberarsi della Lega, e a Veltroni di Di Pietro, per riformare la DC forse anche più oscurantista di vent’anni fa, visto che si è anche affrancata dalle forze di sinistra?), mi piacerebbe proporre alcuni pezzi tra i più interessanti che ho letto, IMHO.

    Il primo, di stampo strettamente attuale, per quanto tenti di spaziare nel generale, è di Suzukimaruti.

    Il secondo porta invece a riflessioni “oltre”, e che sarebbero tremendamente utili per capire dove ci stiamo dirigendo (e capire perché per prendere voti oggi si parli di pensioni e non più di posti di lavoro), a prescindere dagli orientamenti politici di turno, visto che sono tutti di breve respiro. E’ un articolo del Solista sulla bomba demografica, sempre più pericolosa.

    Poi, due riflessioni eterne, fatte quasi quarant’anni fa dal più grande e acuto intellettuale italiano del dopoguerra, rinnegato in primis dalla sinistra.

    Nella prima, Pasolini che dà la misura di quanto effettivamente sia potente e antidemocratica la televisione. Nonostante Internet, la composizione socio-demografica dell’Italia pende ancora troppo dalla parte di questo medium di massa.

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    La seconda è un’analisi, anche questa sempre attuale, della società dei consumi. Qui un breve estratto, ma su youtube si trovano versioni anche più lunghe:

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    Nell’una e nell’altra riflessione si potrebbe notare che oggi siamo nel momento di massima tensione di entrambi i sistemi (i medium di massa lentamente soppiantati dalla rete, la società dei consumi che mostra qualche barlume di crepa). Sarebbe interessante, ahimé, poter avere qui Pasolini per sentire oggi le sue opinioni.

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    13 Marzo 2008

    Barack Obama is now following me on twitter… e mo’ che je racconto?

    Ogni tanto il web dà corpo a talune assurdità, tipo l’estremizzazione webbara della campagna elettorale USA, con lo staff di Obama che ora segue anche Angelo Recchi su twitter, dove saranno mesi che non racconto più nulla (non mi fa impazzire, chissà com’è ho sempre più l’idea che tanti di questi presenzialisti del web tutto profili e social network non abbiano una vita serena, o comunque una vita).

    Obà, chevvoi che tte dica: se hai voglia di fare un tour nelle Marche, ti ci porto volentieri. Per il resto, non so neanche se augurarti in bocca al lupo per le presidenziali. Mi stavi simpatico, ma mi stai dando questa sinistra impressione di essere falso peggio dei soldi del Monopoli!

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    22 Gennaio 2008

    Alla ricerca di qualche agenzia di viaggi italiana che “parli” in rete.

    Dice ok, spari sempre sulle agenzie di viaggio, ma non puoi fare di tutta l’erba un fascio, non è corretto

    E’ vero, chiariamo i punti ambigui. Non odio le agenzie di viaggio, anzi, quelle le amo da morire. Il problema vero è che purtroppo le agenzie di “viaggio” sono pochissime. Molto, moltissimo, è - per ragioni del tutto condivisibili - un polpettone da supermercato turistico.

    Accade per diversi settori, tipo l’abbigliamento: nei centri commerciali i vestiti fanno schifo e costano un botto, per trovare negozi validi in cui riesci a comprare bene senza accendere mutui per capi di buona qualità devi girare con una bacchetta da rabdomante. Perché? Perché gli ostacoli oggi sono molti, ma soprattutto a saper far bene il proprio lavoro sono davvero in pochi.

    Idem per le agenzie, non solo italiane, come ho avuto modo di constatare.

    Oggi giravo un po’ in rete, alla (disperata) ricerca di qualche blog interessante di agenzie di viaggi. Ho guardato un po’ su technorati, per ora niente di rilevante. Siti e blog anche belli nella grafica, ma senz’anima. Informazioni in stile da catalogo, poco o nulla delle persone che ci lavorano dentro, commenti inesistenti quando non finti (ma il Fabio di Gattinoni si fa dieci vacanze l’anno o è l’autore del blog?), forum deserti che a quel punto andrebbero tolti.

    Mi pare che finora i maggiori risultati li abbia colti chi è andato a spulciarsi i forum “veri”, già esistenti in rete, dando commenti, suggerimenti e disponibilità all’acquisto.

    Ovviamente, attendo segnalazioni di agenzie con blog o sito valido. Non vedo l’ora!

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