TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio della Categoria 'dritte sparse'

2 Marzo 2007

Nozze 2.0!

Ebbene sì!

Dopo sei anni di conoscenza annessi e connessi, e sei mesi di onorata convivenza (!), io e la Frency (foto in basso, scattata al MarCamp, un grazie a Giovy e a Mia) procediamo al grande passo, il sei ottobre prossimo, in quel dell’Appennino Reggiano (ahò, 6-6-6, che vorrà dire?).

Da qui a quella data dovremo organizzare più o meno tutto il resto. Al di là del fotografo, che vede in pole position il birrologo Mirko, quel che ci preme (ed interessa di più), è il viaggio di nozze: dove come perché, e dritte di ogni tipo.

Francy ed io

Ecco: vediamo se lo user-generated-content porterà il suo contributo a questo evento.

Alla fine di tutto faremo un report intitolato "nozze 2.0": grazie a tutti coloro che parteciperanno alla realizzazione!
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28 Febbraio 2007

Il Sebastian di Ferrara, finalmente un pub!

L’altro giovedì sera sono tornato, dopo quasi dieci anni, al Sebastian pub, a Ferrara.

La particolarità del locale è che si trova dentro un battello in rimessaggio, in Darsena. Sono stato a mangiare pizza (che a dispetto della fama non mi è parsa un granché), ma soprattutto a bere birra.

E finalmente una birra come si deve! Una belga, trappista, servita dalla cameriera che ha sapientemente versato i lieviti nel bicchierino a latere, e la birra in un calice studiato per far disperdere meglio l’anidride carbonica.

Ecco, il Sebastian di Ferrara è un pub come si deve: scenario accattivante, non spocchioso ma legato alla tradizione (diversi locali stanno su barconi, da queste parti); spazio studiato per tutti, dai bimbi (e figurarsi se un bimbo non va pazzo per la pizza dentro il battello!) ai grandi, per i quali c’è un apposito privé; proprietario vulcanico, continuamente assalito da nuove idee (si tratta di Luigi Stecca, Mastro Birraio Polesano, che oltre al calice anti-palloncino ha studiato anche l’apertura di un altro pub, a Villamarzana, ricavato da due ex aerei presidenziali), che ovviamente fa sempre parlare di sé; birra buona, ricercata e di classe, o per lo meno non il solito beveraggio acquoso.

Ecco, questi tre ingredienti fanno del Sebastian (e, sono sicuro, anche del Michelangelo da Vinci, che visiterò presto) un grandissimo pub: era ora!
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12 Febbraio 2007

Bloggare da mobile

Il post di prima (quello sul navile), questo qui e diversi futuri, sono realizzati da cellulare. Non so come appaiano nella pagina, nel cellulare si leggono piuttosto bene. Mi scuso per eventuali mancanze, tipo maiuscole saltate, link mancanti e poche variazioni grafiche.

È che scrivere da cellulare, digitando su tastierino è veramente alienante :-) (more…)

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6 Febbraio 2007

Scusi, per Bologna centro?

Per andare a Bologna, senza dubbio il treno è meglio.

Ma se ci si trova in auto, che fare? Dove parcheggiare?
E’ presto detto: se in ora di punta, NON uscire a San Lazzaro o Borgo Panigale, o Casalecchio, MA ad Arcoveggio. Ci si risparmia una bella fetta di tangenziale intasata per lavori.

Da lì, andare in direzione Milano, superare l’uscita Castelmaggiore, e fiondarsi in quella dopo, la 5: LAME, parcheggio TANARI. Da lì, sempre verso il centro (ci vogliono dieci minuti scarsi), finché, superato il sottopasso della ferrovia, svoltate a destra verso il parcheggio.

Lì, lasciate l’auto e prendete x biglietti del bus, secondo quanti siete. Saranno la vostra tariffa-parcheggio. La navetta parte dal parcheggio, ed in undici-minuti-undici siete in Piazza Maggiore.

Vi garantisco, avrete risparmiato almeno mezzora, le code, inquinato poco e vi godrete il centro di Bologna. No perché, il Comune queste cose le fa, almeno sfruttarle. Eppoi, i bus a Bologna, sono come la metropolitana a Londra o Parigi. Ovunque, puntualissimi.

Uscita Arcoveggio > Uscita Lame-Tanari > Parcheggio Tanari > Piazza Maggiore
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15 Gennaio 2007

A pochi passi dalla stazione di Ancona: lo stocco di Gino

Dopo Roma, ecco il secondo ospite della rubrica "A pochi passi dalla stazione di…".

Ancona: a destra come uscite dall’ingresso, dalla parte opposta della strada, c’è il ristorante-hotel-trattoria Gino. Gino sono quarant’anni che fa lo stocco con le patate, lo stocco all’anconetana, il migliore stoccafisso del mondo. Prima di lui, sua mamma.

Gino è un albergo-trattoria, non ci vanno generalmente i ricchi (anzi, l’umanità è della più varia, può anche capitare di rimediare qualche maglietta di contrabbando), non è un locale di lusso (anzi, da fuori non gli dareste una lira). Da Gino è meglio evitare gli spaghetti allo scoglio (terrificanti, tutta scorza vongole e granchi e nemmeno buoni), il vino prendete quel che c’è - che sia un Verdicchio, per carità! - ma lo stocco è la star. Non c’è nulla da fare: ci vai e ci rivai, lo stocco de Gino è sempre lù. Sperando che non cambi. Né lui, né il prezzo (sui 20-25 Euri, stocco e vino + dolce caffè e vari, garantito che bastano a saziarvi).

Disclaimer:
come albergo, non so come sia. Di sicuro non si spende molto, ma non aspettatevi nulla di speciale. Ottima soluzione se vi fermate solo per la notte (cena + camera proprio al piano di sopra potrebbe non essere male, anche se di hotel davanti alla stazione ce ne sono diversi, c’è anche l’ostello della gioventù). Unica opinione sentita: questa.

se ci andate a mangiare, e ordinate un qualsiasi primo, oppure vi fate tentare da chissà quale stramberia (un rischio che in questi posti di solito non si corre, ma chissà), e poi non vi trovate bene, io non c’entro nulla, perché ve l’avevo detto.

Se invece lo stoccafisso fa schifo (ma non che non piace a voi, deve proprio fare schifo), allora è colpa mia. Ma non preoccupatevi. Non succederà. Per favore non prendete il vino della casa o quello alla spina. Bottiglia bottiglia bottiglia.

———————————
Hotel Gino **
Ancona - Via Flaminia 4
071 - 42179
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12 Gennaio 2007

Mangiare qualcosa a Roma, vicino Termini

Eccezionale scoperta di questo pomeriggio: a pochi passi da Termini, in via del Viminale, proprio di fronte al ristorante "Terme di Diocleziano", pure non malvagio, c’è un bar di due metri per cinque, o poco più. Si fa fatica a scorgerlo, tanto è piccolo. Ma - come oramai solo a Roma può accadere - appena entrati si entra nell’atmosfera magica delle cose passate, che non ci sono quasi più.

Per farla breve, al Buchetto della Porchetta, con pochi Euro ci si porta via (o si consuma al tavolo, se si trova posto) un panino con la porchetta, quella buona, quella seria, croccante, saporita ma non troppo, ed un bicchiere di vino, alla mescita, che aiuta e non poco :-)

Di questi tempi, dove per mangiare qualcosa di decente in stazione è impossibile prescindendo dal budget, Roma ancora si distingue, parlando di grandi stazioni (senza la maiuscola, che è fuorviante :-)

Per di più, er buchetto è aperto tutti i giorni fino alle ventuno, il sabato fino alle due e la domenica è chiuso. Questo significa che alle tre, magari al volo, come per me oggi, due paninozzi ed un bicchiere di rosso a cinque euro non sono un miraggio.

Hai detto niente!
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29 Dicembre 2006

Pantelleria, photobook - i capperi

capperi di pantelleria

Nella foto: i capperi di Pantelleria. L’isola, grazie alla conformazione ed alla costante esposizione al sole, con un clima caldo-asciutto grazie al vento (sulla toponomastica torneremo), produce una quantità ingente di capperi. Se ne trovano ovunque, e a giugno, poco prima della fioritura, si possono cogliere. In effetti, il cappero che conosciamo è il bocciolo, non ancora apertosi: il fiore del cappero è dunque un’occasione persa!

Grazie ai consigli di un anziano signore del luogo (pantesco=abitante di Pantelleria), ne ho colti un vasetto, che ho poi salato due volte (un paio di giorni la prima, una ventina la seconda), prima di lavarli con l’aceto e metterli sottolio, per farli riposare ancora un mesetto. Li ho colti molto piccoli, e in effetti il sapore è estremamente pungente. Ora li ho quasi finiti… sigh! sob!

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28 Novembre 2006

La Corte Vecchia, a Polesella, tempio della carne.

Il Polesine è terra di palude e nebbia. Tra Rovigo e Ferrara, quel che c’è è dato saperlo in alcuni momenti dell’anno. Muoversi in quelle strade, di notte, d’inverno, è sfidare il destino. Mica sempre, ci mancherebbe, anzi, ora la nebbia come una volta non si vede più, dicono da queste parti.

Ad ogni modo, tra Rovigo e Ferrara c’è il Polesine. E dunque, Polesella. Ovvio, no? Badia Polesine, Fratta Polesine, Grignano Polesine, Polesella. E a Polesella, la Corte Vecchia. E’ facile trovarla, sta lungo la SS 16 adriatica, che diventerà adriatica sul serio verso Ravenna. E’ una vecchia corte, per l’appunto, lungo l’argine del Po. Rappresenta quell’architettura povera che rimane in piedi, quella storia parallela che ora viene riscoperta ed apprezzata.

Come entrate, vedete subito il forno a legna. E’ bene dirlo: è tutta colpa sua. Andate alla Corte Vecchia e non state a perdere tempo sui primi. E’ la carne, cotta sul forno a legna, la vera star del locale. Ho assaggiato la fiorentina, la tagliata, la porchetta, il carrè di manzo al sale e non hanno affatto sfigurato. Chi mi ha messo veramente in condizioni da standing ovation sono state la fiorentina e la porchetta, seguite a ruota dal manzo. La tagliata è ottima, così come gli affettati, ma non ci andrei apposta (ok, io gli ottimi affettati li ho in casa, non vale).

Generalmente, nei grandi pranzi, servono un Prosecco decisamente piacevole, che non sfigura neanche con la carne. Altrimenti, chiamate (o portatevi dietro) una bottiglia di buon rosso, e sarete felici.

Lasciate stare il vino della casa, è assolutamente imbevibile.

Conto: difficile superare i 30 Euro mangiando veramente parecchio.
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Mangiare a Roma: la Grotta Amatriciana, vicino Termini

Roma è una città che va esplorata. Il bello è che non si finisce mai di farlo! Ebbene: nell’ultimo giro, ho trovato un posto che, specie per un pasto "al volo", si presta particolarmente. E’ la "Grotta Amatriciana", in via Principe Amedeo, di fianco al Best Western. Dista cinque minuti a piedi da Termini, ma vale la pena come ottima alternativa alla robbaccia che si trova in stazione.

Anche perché ti dà l’idea (non artefatta, lo giuro!) di immergerti per un attimo (è’ un seminterrato!) nella Roma di Alberto Sordi. Il proprietario, Fernando, è di Amatrice, arrivato a Roma negli anni Cinquanta (chee ciabbatte e ‘e pezze ar culo), ed è parte integrante del paesaggio, che si compone anche di altri soggetti ultracaratteristici (lo zoppo con la voce cavernosa, lo straniero che parla romanesco, il giapponese - lui c’è sempre - che fotografa qualsiasi cosa). Ad ogni modo, non fatevi ingannare dalle moine e dalle apparenze: puntate dritti sui bucatini alla amatriciana, e mentre lo fate, sfidate Fernando sull’onore (cose tipo sei di Amatrice… ecc. ecc.).

Mi ringrazierete.
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22 Novembre 2006

Girando per Roma: note a caso

Vale sempre la pena di trascorrere qualche giorno a Roma. Rilassa. E’ incredibile come si passi dal casino alla calma e al silenzio in pochi metri. Dal lungotevere rumoroso e puzzolente a Villa Farnese, dal traffico a Castel Sant’Angelo, da Piazza Venezia a Torre Argentina, che nella stessa piazza offre rumori e tranquillità. Ho avuto la fortuna di trascorrere un weekend in completo relax, potendomi dedicare all’esplorazione della città.

A me piace girare Roma a piedi: mi sembra di catturarla, di coglierne la dimensione, lo spazio, di rimpicciolirla. Mi piace a piedi perché così si girava a Roma negli anni Venti e Trenta di Petrolini, nei Quaranta e Cinquanta di De Sica e Fellini, e nei primi Sessanta - magari con qualche macchina sportiva nel traffico pressoché assente - dei Vitelloni e del Sorpasso.

Talvolta, giusto per accorciare quando sono stanco, uso il bus. La metro la lascio per i giorni lavorativi, quando il Tempo, ahimé, si restringe assai.

Alloggiando a Via dei Gracchi, partiamo subito coi Musei Vaticani. Non ci ero mai stato: mi son incantato nella sala delle carte geografiche (mi sono sempre piaciute), ci ho passato un’ora. Così come nelle Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina (un po’ meno, lì, non si respirava). Il resto lo lascio alle prossime visite, ai Musei Vaticani va fatto così, o non si assapora nulla.

Pranzo a Trastevere (e vojo vede!), e poi a piedi, il sabato e la domenica.

Note sparse: eccezionali le trattorie di Trastevere, ne parlerò a parte. Meravigliosi i frullati di Pascucci, specie banana e cachi con latte di soia; nota stonata - a sorpresa - Sant’Eustachio, che mi pare calato parecchio dai livelli di un paio di anni fa. Il suo caffè, comunque notevole, non mi ha regalato le stesse emozioni.

Fantastica via dei Coronari, non l’avevo mai vista; al contrario, Porta Portese oramai (non per colpa sua), è identica alla fiera di qualsiasi patrono in qualsiasi villaggio italiano. Avrei voluto visitare bene la tanto bistrattata Piazza Vittorio, dopo il film-documentario sull’Orchestra omonima. Per la prima volta sono entrato a San Luigi dei Francesi-odiosi, che ci hanno cacciato a modo loro perché iniziava la messa.

Per il resto, troppe cose ci sarebbero da dire e raccontare sulla Città Eterna. Una per tutte: nel bene e nel male, nell’arte ai massimi livelli, nel cinismo, nel traffico, nella bellezza, è la degna Capitale d’Italia. Degna di avere tutto ciò in sovrabbondanza.

Nel bene e nel male.
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