TOURblog

Il diario popolare dei viaggi di Angelo Recchi, tour leader (con un’attenzione particolare al gluten-free)

Archivio della Categoria 'dritte sparse'

21 Novembre 2008

Dritte fondamentali per viaggiare gluten-free

Prendo spunto dalla mail che ho appena spedito con i suggerimenti per un viaggio a Londra da parte di una conoscente, per dare un po’ di dritte a chi magari non è molto abituato a viaggiare, e ha paura di farlo a causa della celiachia.

Innanzitutto, una buona notizia: dei paesi occidentali, forse l’Italia è quello in cui si fa più fatica a mangiare senza glutine se non si conosce la lingua. Pertanto, riteniamoci fortunati che la lingua la parliamo e conosciamo tutto il meccanismo di prontuari e cose varie.

Dico “forse”, perché non sono ancora stato in Francia e Spagna in modalità gluten-free.

Ad ogni modo, i suggerimenti di base sono:

1) farsi una ricerca su google con scritto “coeliac society” e il nome del paese (uk, australia, …): purtroppo o per fortuna, i celiaci sono ovunque ed ovunque si debbono organizzare per vivere bene;

2) trovato il sito dell’associazione o qualche celiaco che vive nel paese di riferimento, mandare una mail e farsi dare i suggerimenti specifici (se non sapete la lingua, fatevi aiutare da un amico: sapere almeno un po’ di inglese comunque aiuta);

3) stamparsi la scheda gluten-free nella lingua del luogo(da esibire al ristoratore);

4) per dormire, cercare soluzioni con angolo cottura (campeggio e fornelletto al seguito, camper, b&b con cucina spaziosa utilizzabile, residence, camera e cucina, hotel con angolo cottura), in cui ci si possa preparare panini e un pasto caldo. Al ristorante ci si può sempre andare quando si vuole, ma almeno è una scelta e non un obbligo. Oltretutto, si mangia più sano che nei fast food. Noi lo facevamo già prima della diagnosi, perché si risparmiano un sacco di soldi :-);

5) portarsi un tostapane, oppure delle bustine per tostare il pane, oppure acquistare un tostapane in loco (normalmente, non costa più di 10 euro): è strategico nella preparazione dei panini, perché spesso il pane gluten-free va tostato;

6) abbozzare un piccolo programma di viaggio, per capire dove si andrà e se ci sono posti idonei in zona. Senza nulla togliere al viaggio “alla ventura”, giusto farsi un’idea di come potersi muovere. Spesso formulare un piccolo programma aiuta a non perdere tempo, e a godersi un’esperienza migliore;

7) non dimenticate che ci sono sempre la frutta, la verdura, la carne, il pesce, le uova, i formaggi, il riso… insomma, di fame non si muore, specie se si ha il vizio di mangiare sano!

Buon viaggio e godetevi la vacanza!

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10 Novembre 2008

Sui b&b gluten-free: alcune considerazioni

Il titolo del post non porti a pensare che stia muovendo critiche a chi si offre di proporre servizi senza glutine. A loro va la mia (nostra) gratitudine e riconoscimento di assumersi responsabilità non da poco.

Prendo spunto dal commento di Louis (Le Ben) sul pane senza glutine per fare alcune considerazioni sui b&b gluten-free. Con mia moglie possiamo dire di aver viaggiato abbastanza in modalità no-gluten (come si intuisce dalle recensioni nella relativa categoria). Tutto sommato, ci siamo resi conto che nei b&b la cosa più importante è la disponibilità del gestore e come è strutturato l’esercizio.

Ovviamente il b&b idoneo è da preferirsi, ma anche uno “ordinario” va bene, purché il gestore sia disponibile ad alcune accortezze. Spesso, infatti, il b&b è in un appartamentino indipendente dalla casa del gestore, dotato di una piccola cucina, stoviglie, frigorifero e congelatore. Pertanto, anche non serva colazioni senza glutine, uno si porta dietro il cibo e se la prepara. In ogni caso, la nutella monoporzione (presente in tutti i b&b) è idonea, le marmellate monoporzione quasi sempre lo sono (ma io personalmente preferisco portarmi quella di mia suocera, anni luce migliore), il the in bustine è ok, vi portate un pacchetto di biscotti e/o di gallette e tutto sommato avete risolto.

Esistesse anche un pane in cassetta decente disponibile in Italia, potreste portarvi dietro un piccolo tostapane. Alternativamente, esistono in commercio delle bustine in cui infilare il proprio pane gluten-free per tostarlo ovunque senza contaminazioni, riducendo così l’ingombro. Al pane si rimedia anche chiedendo, se la sera siete a cena in qualche ristorante gf, di prepararvi qualche paninetto in più da farci colazione al mattino.

Insomma, come vedete, di soluzioni ve ne sono. Se non siete in b&b ma in hotel, potreste anche avere vita più facile tra yoghurt, frutta, affettati idonei e ultimamente una buona scelta di cibo gf, presente ormai in quasi tutti i quattro stelle.

Ricordate, comunque sia, di parlare sempre in anticipo col gestore: nessuno di loro sarà così scortese da scontentarvi (sarebbe anche un po’ fesso, oggi che con la rete si beccherebbe uno sputtanamento sesquipedale).

Buon viaggio!

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23 Ottobre 2008

Pane senza glutine: localizziamo i produttori su google maps

L’altro giorno Luigi (thanks!) commentava a proposito del pane senza glutine in Italia.

La sostanza era: non esiste un pane decente senza glutine nella grande distribuzione italiana (cioè, al supermercato o in negozi specializzati presenti su tutto il Paese). Esistono tuttavia diversi produttori artigianali, che lo fanno buono, ottimo, mangiabile, ecc.

Un esempio per tutti è Le Ben, a Trastevere, Roma. Ottimi i panini con farina di tapioca (mi pare siano quelli, Luis correggimi se leggi il post).

E gli altri? E quando uno viaggia? E il sito? E la mail?

La proposta dunque è: apriamo un file su google maps, mettiamo la mappa pubblica, chi vuole inserire nuovi recapiti di pane senza glutine si iscrive (mandando una mail a me, ed aprendo un account email su gmail, oppure mandando semplicemente l’indirizzo del produttore e quante più generalità possibili via mail a me).

Dopodiché, sarà possibile visualizzare la mappa su google maps e vedere dove sono i produttori. Utile per chi viaggia, ma anche per chi non sa che nella propria città c’è un bravo panettiere senza glutine.

Naturalmente ognuno è responsabile di quanto indica, per favore siate seri.

E per favore, mettete solo del pane mangiabile, non la plastica (che in quanto derivato del petrolio è naturalmente priva di glutine… :-( )

Farò dei costanti update in questa pagina. Intanto, avviso Letizia.

Ecco la mappa!

UPDATE:  Con puntualità e precisione, Letizia Saturni mi spiega che la faccenda del pane artigianale senza glutine è un po’ più complessa di quel che pensavo, e che - non è il caso di Le Ben - moltissimi non sono certificati, e teoricamente non potrebbero produrre pane senza glutine perché non perfettamente legale. Quindi non posso mettermi a pubblicizzarli.

Star qui a discutere la legislazione sui prodotti senza glutine mi pare tempo perso, pertanto rivediamo la cosa: le risorse gluten-free sulla mappa diventano solo quelle “permesse”, e cioè Le Ben e quanti altri si vogliano far conoscere. Sposteremo la cosa sul versante ristorazione, oppure sul gluten-free all’estero. Debbo pensarci un po’ su. Chi avesse idee si faccia sentire.

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29 Agosto 2008

Mercato libero: io ve lo indico, poi fate voi

A leggere i giornali la finanza viene trattata come l’alchimia, sarebbe il caso di ragionare un pochettino di più con la propria testa, imparandosi almeno i fondamenti base della finanza oppure starne più alla larga possibile.

Nel caso di volerci mettere dei soldi, prima studiarsi un bel libro di finanza e guardarsi qualche blog. Mi permetto di segnalarne un paio: Mercato Libero e Iceberg Finanza. Risultano molto utili anche nel caso di volerci capire qualcosa di più, specie per filtrare le notizie della carta stampata, mai inaffidabili come in questo settore. Informarsi e consultare le fonti è comunque sempre un’ottima cosa, che ne so, in situazioni tipo Alitalia.

Nel caso invece i soldi li abbiate e, pur impreparati in finanza, non resistete al prurito di andarveli a bruciare in qualche sconsiderato investimento azionario, o obbligazionario a garanzie nulle (e dopo piangere), prima andatevi a leggere il sito di Beppe Scienza. Dove magari scoprite che investire sui buoni fruttiferi indicizzati all’inflazione (ripeto: all’inflazione) è oggi il modo migliore - se non l’unico - per non farvi erodere i risparmi.

Poi vedete voi.

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Lezioni sul tempo: le stanze del tempo sospeso, a Serra de’ Conti.

Per quanto se ne discuta e lo si inserisca in ogni discussione, nella nostra civiltà il tempo è il valore più bistrattato. Diversamente, non gli verrebbe attribuito un prezzo. Il tempo è ancora più sotto del corpo, perché al tempo non corrisponde una persona. Non avendo corporeità se non in agende od orologi, il tempo non ha nessuno che si erge a sua difesa.

Eppure, il tempo è galantuomo, il tempo è dottore, il tempo calma e pacifica, il tempo risolve i problemi, il tempo svela.

Quante menti esaurite, quante famiglie rovinate, quante persone trascurate per non dare al tempo il giusto peso, per prezzarlo, per liberarsene al più presto, occupandone anche gli angoli più nascosti.

Una splendida riflessione sul tempo, per chi avesse voglia di mettersi in discussione, è a Serra de’ Conti, in provincia di Ancona, al Museo delle Arti Monastiche, non a caso chiamato “Le Stanze del Tempo Sospeso“. Di fianco ad un monastero di clausura, racconta i diversi aspetti della vita monastica. La sospensione del lavoro è il filo conduttore del museo: il tempo del lavoro è importante, ma non prevarica mai il tempo per altre cose.

Ottima l’organizzazione, con un percorso sensoriale adatto a tutti, avvincente e rilassante l’audioguida realizzata dalla compagnia teatrale Koiné di Modena che ti fa vivere le più disparate sensazioni, dalle ansie della novizia al mercante che va alla fiera al contadino che coltiva, cambiando continuamente prospettiva. Grande esempio di teatro e audio al servizio della didattica. Ecco, finalmente un museo che fa il museo, dal quale esci avendo imparato qualcosa di nuovo.

Vicino al museo, il Ristorante Hotel de’ Conti, posto accogliente che ha ritirato fuori la cicerchia, dimenticata da anni, proponendola in diverse versioni.

Uno o due bicchieri di Verdicchio (Montecarotto è a pochi chilometri, siamo nel regno incontrastato di questo superbo vino bianco), e la riflessione può farsi anche più profonda. Oltre i tre, tocca vette mistiche.

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22 Febbraio 2008

Un po’ preso…

Loreto vista dai vigneti

Due settimane piuttosto intense, impiegate - tra le altre cose - ad organizzare un hiking tour per metà settembre, nelle Marche. I partecipanti saranno un gruppo di vivaci newyorkesi di mezza età che, naturalmente, si aspettano passeggiate nella natura, con soste in cantine per degustazioni, e poi conclusione in trattorie per deliziare il palato e l’anima con le bontà delle Marche

Indubbiamente nelle Marche il materiale c’è, le strutture anche, sembra facile, no? Non proprio.

Organizzare un tour, e poi dirigerlo, è estremamente complesso, perché si deve mediare tra mille fattori: itinerari, attività, tempistica, alternative di ogni tipo (se uno si fa male, se piove, se vedi che ci si annoia troppo, se la cantina/ristorante non è disponibile all’ultimo momento, ecc.), bisogna incastrare tutto alla perfezione affinché i “rattoppi”, che fanno sempre cattiva impressione, siano minimi e ben gestibili.

Non solo: ristoranti, alberghi, cantine, itinerari, percorsi vanno ispezionati attentamente (di solito vado con mia moglie perché quattro occhi vedono meglio di due), nulla va lasciato al caso. L’improvvisazione è importante, ma va lasciata a pochissimi frangenti, anche perché in rete il tam-tam è impietoso.

Completata la fase “a tavolino”: sul web, via telefono, via amici ho identificato i posti e gli itinerari.

Ora, a proposta accettata (wow!), do il via alla fase due, cioè l’ispezione sul campo per i posti che non conosco o che non ricordo bene. Ad essa andrà abbinata l’analisi precisa dei costi e la contrattazione del prezzo con ristoranti, cantine, alloggi: è estremamente importante, perché spesso accade che non appena sentono parlare di turisti americani, diversi ristoratori (e albergatori, specie di piccolo cabotaggio) impazziscono e alzano i prezzi (che con l’attuale cambio sfavorevolissimo per gli americani equivale ad un salasso), invece di rimanere entro quote ragionevoli che consentono di attuare il tour.

Senza contare quei ristoranti che, nonostante ci porti a mangiare la gente, nonostante possano elaborare già da oggi un menu fisso (con conseguente riduzione dei costi e dei tempi di realizzazione), e nonostante un prezzo concordato, continuano a fare storie perché l’accompagnatore deve pagare… (a questo dedicherò un post apposito).

Poi ci sarà la fase tre: studio della tempistica e cura dei dettagli.

Visti così sembrano tre passaggi differenti e staccati. In realtà, sono sempre interlacciati, perché spesso i programmi vanno variati sulla base di costi innalzati a sproposito, indisponibilità delle strutture, slittamento delle date per qualsivoglia motivo. Ma anche perché in un dato periodo c’è un evento non conosciuto prima, per cui val la pena modificare il calendario.

Si capisce da queste righe come sia impegnativo organizzare un ottimo tour (impegni che inevitabilmente si riflettono sui costi del tour stesso). Ma vi assicuro che organizzarlo bene è una soddisfazione enorme. Detto ciò, visto che ci sto lavorando, appena testato sul campo il tour verrà proposto ai viandanti che passano su questo blog (o sul mio sito).

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13 Settembre 2007

Gli strumenti del web nell’auto-organizzazione dei viaggi: Google document

Debbo dire che non sono una persona molto ordinata: biglietti da visita, depliant, inutilità varie campeggiano nella mia scrivania, in quella dei miei genitori, in quella dell’ufficio, nel mio borsello nero stragonfio di roba, nella mia multipla…

Bazzicando nel mondo del turismo, poi, la produzione di carta inutile viene moltiplicata all’inverosimile: in questo gli enti di promozione turistica hanno un ruolo di primo piano.

Debbo anche dire che sono stato sempre un po’ scettico su come effettivamente il web mi avrebbe potuto aiutare nel farmi trovare le cose che mi servono quando le cerco: la divisione in directory è inutile, così come i segnalibri non fanno altro che imporre un ordine lineare su ciò che invece dovrebbe essere un ordine “visivo”, un caos con una logica.

Tuttavia, ottima la possibilità che offre Firefox di memorizzare un’”istantanea” della navigazione, fissando in un segnalibro tutte le schede aperte in una sessione. C’è peraltro da chiedersi come mai sia ancora così “lontano” da Explorer come numero di utenti. Lo è, ma dall’altro verso, come efficienza: mille anni luce, uno per estensione.

Un ottimo strumento (tool per favore lasciatelo ai mmenager) è google, sia come mail che come archivio documenti online.

Il primo, oltre ad un filtro antispam coi contro-maroni memorizza le conversazioni per oggetto (e vi assicuro che è una grandissima cosa), e trova i messaggi in un secondo, non importa se per mittente o parola chiave. Metti una parola e trova tutte le mail che la contengono.

Fin qui, ho parlato di acqua calda. La vera figata, IMHO, è google document. Lo sto utilizzando per programmare il viaggio di nozze, ed è mostruoso. In pratica, si tratta di un hard-disk online, dove puoi caricare documenti e fogli di calcolo, suddividendoli in cartelle. Gli editor embedded annullano i problemi di compatibilità (ad esempio passando da PC a Mac, come nel mio caso, anzi, da Mac a PC), e consentono di usare delle versioni light di word ed excel direttamente online.
In più, si possono condividere file con altri utenti.

Ed infine, cosa che prelude a futuri post, si possono pubblicare tutti questi appunti.
E’ ciò che farò tornato dal viaggio di nozze. Questo qua

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10 Agosto 2007

Del come è bello viaggiare col web… la Riviera di Levante, in questo caso.

Potenza, come sempre, della Serendipity, mi ritrovo a leggere questa descrizione di alcuni sentieri in Liguria.

Nulla di speciale, si sarebbe portati a dire, tranne il fatto che, se uno ci va per la prima volta, una descrizione così serve, eccome, ed affascina. Mi è venuta voglia di andarci!

Altro che (finanziatissimi ed inutili) siti di promozione turistica… il senso delle guide è qui, in queste semplici, amatoriali, sagge e per nulla noiose descrizioni.

Sarebbe interessante creare un aggregatore di tutti questi belli e spontanei contributi.

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11 Giugno 2007

Da Gigina a Ferrara, reloaded

Ricevo questo commento al post su Gigina, a Ferrara.

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 Siamo i titolari della trattoria gigina di ferrara. Siamo venuti a conoscenza di questo blog con l’articolo che ci riguarda solo ieri sera da una comitiva di francesi di Marsiglia che sono venuti nel nostro locale con una copia di quanto hai scritto. Siamo lusingati di tutto cio’ e speriamo di conoscerci al piu’ presto , GRAZIE.

BAGLIONI GIAMPAOLO

PS.
IL NOSTRO NUOVO NUMERO DI TELEFONO

0532 770603

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Sono cose che fanno piacere, ed anche un po’ sorridere, perché da Gigina ci sono stato diverse volte, con compagnie diverse, da avventore. Tornarci (e lo farò, statene certi, specie dopo questo commento) sotto una luce diversa, mi inorgoglisce.

Ora sono curioso di sapere come si sono trovati i francesi di Marsiglia…
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11 Maggio 2007

La tartaruga che allena il ghepardo: io che faccio pubblicità a Luca Conti!

In effetti fa un po’ ridere: anzi, magari così facendo, mi faccio pubblicità io!

E comunque, leggo sul personal blog di Luca Conti (il cui blog più conosciuto e letto è Pandemia), un post sincero - merce rara, non per Luca, di questi tempi - il quale candidamente afferma che, da Giugno 2007, scadrà il contratto in Provincia, e lui sarà senza rete (rete di protezione, quella che usano i trapezisti, s’intende). Perciò, avendo sviluppato una vasta serie di contatti e di abilità non comuni su/grazie/in Internet, vuole proporsi come Conversational Media Consultant.

Di tutto ciò apprezzo tre cose, e cioè la sincerità (altro che discorsi, bisogna pur campare!), la volontà di mettersi in gioco (anziché stare a frignare sul precariato e l’assenza del posto di lavoro), e la determinazione nel voler valorizzare le proprie capacità.

Non apprezzo la dicitura in inglese, ma forse ha ragione lui.

Ovvio che il percorso sia arduo, vedi ad esempio i commenti all’articolo di Grazia (sì, proprio la rivista femminile), eppure…

Eppure io Luca, se avessi un budget da investire, lo ingaggerei: già, perché uno così ti fa crescere in Internet (a patto che tu voglia farlo, a patto che tu sia valido), ti fa conoscere, ti fa apprezzare, ti fa creare una cerchia di supporters che faranno il tifo per te. Tanto per tradurre la cosa in numeri, il blog di Luca ha 2295 lettori all’11 maggio 2007, ore 11.44 (ed almeno altri 500 che non sanno come usare i feed), roba che altri quei numeri se li sognano, ed un conseguente patrimonio di contatti a dir poco invidiabile.

E, soprattutto se sei un medium, la cosa avrebbe molto valore.

Ad ogni buon conto, Luca, nel caso volessi entrare seriamente in un progetto che ho in testa… beh, potrei essere uno dei tuoi (primi?) clienti. Però voglio lo sconto, eh?! :-) (more…)

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