TOURblog

Il diario popolare dei viaggi di Angelo Recchi, tour leader (con un’attenzione particolare al gluten-free)

Archivio della Categoria 'Cronache di viaggio'

15 Dicembre 2006

Amsterdam, questa sconosciuta

Senza starla a ripubblicare per intero, inserisco qui il link ad una descrizione (che feci tre anni fa) relativa ad Amsterdam. Nel caso aveste voglia di visitarla, potrebbero esserci notizie interessanti.

Buona lettura!
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22 Novembre 2006

Girando per Roma: note a caso

Vale sempre la pena di trascorrere qualche giorno a Roma. Rilassa. E’ incredibile come si passi dal casino alla calma e al silenzio in pochi metri. Dal lungotevere rumoroso e puzzolente a Villa Farnese, dal traffico a Castel Sant’Angelo, da Piazza Venezia a Torre Argentina, che nella stessa piazza offre rumori e tranquillità. Ho avuto la fortuna di trascorrere un weekend in completo relax, potendomi dedicare all’esplorazione della città.

A me piace girare Roma a piedi: mi sembra di catturarla, di coglierne la dimensione, lo spazio, di rimpicciolirla. Mi piace a piedi perché così si girava a Roma negli anni Venti e Trenta di Petrolini, nei Quaranta e Cinquanta di De Sica e Fellini, e nei primi Sessanta - magari con qualche macchina sportiva nel traffico pressoché assente - dei Vitelloni e del Sorpasso.

Talvolta, giusto per accorciare quando sono stanco, uso il bus. La metro la lascio per i giorni lavorativi, quando il Tempo, ahimé, si restringe assai.

Alloggiando a Via dei Gracchi, partiamo subito coi Musei Vaticani. Non ci ero mai stato: mi son incantato nella sala delle carte geografiche (mi sono sempre piaciute), ci ho passato un’ora. Così come nelle Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina (un po’ meno, lì, non si respirava). Il resto lo lascio alle prossime visite, ai Musei Vaticani va fatto così, o non si assapora nulla.

Pranzo a Trastevere (e vojo vede!), e poi a piedi, il sabato e la domenica.

Note sparse: eccezionali le trattorie di Trastevere, ne parlerò a parte. Meravigliosi i frullati di Pascucci, specie banana e cachi con latte di soia; nota stonata - a sorpresa - Sant’Eustachio, che mi pare calato parecchio dai livelli di un paio di anni fa. Il suo caffè, comunque notevole, non mi ha regalato le stesse emozioni.

Fantastica via dei Coronari, non l’avevo mai vista; al contrario, Porta Portese oramai (non per colpa sua), è identica alla fiera di qualsiasi patrono in qualsiasi villaggio italiano. Avrei voluto visitare bene la tanto bistrattata Piazza Vittorio, dopo il film-documentario sull’Orchestra omonima. Per la prima volta sono entrato a San Luigi dei Francesi-odiosi, che ci hanno cacciato a modo loro perché iniziava la messa.

Per il resto, troppe cose ci sarebbero da dire e raccontare sulla Città Eterna. Una per tutte: nel bene e nel male, nell’arte ai massimi livelli, nel cinismo, nel traffico, nella bellezza, è la degna Capitale d’Italia. Degna di avere tutto ciò in sovrabbondanza.

Nel bene e nel male.
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21 Novembre 2006

Alloggiare a Roma: al b&b il Capitello

Come dicevo in precedenza, l’Hotel Diana va bene a livello logistico, ma per il resto non è all’altezza. Perciò, appena possibile, scartabellando nel web, mi trasferisco altrove. E che altrove: zona Ottaviano, a cinque minuti dalle mura vaticane, vicino a piazza Risorgimento. In via dei Gracchi, per la precisione, al b&b Il Capitello. L’ho trovato con Italia Lodging, un’agenzia online piuttosto buona, che in questa zona ha diverse soluzioni. Il prezzo, 90 Euro in b&b, è assolutamente in linea con i livelli di Roma, anzi. Ma la camera è superba, molto spaziosa, un bell’armadio, una lampada da salotto, addirittura un divano, nel caso (remoto) volessimo vedere la tv in comodità.
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Generalmente preferisco il b&b all’albergo, perché è in grado di offrire un miglior servizio, sul medio livello. Nel lusso, il b&b fatica nel reggere il confronto con i multiaccessoriati hotel, ma il contatto diretto col gestore e la maggiore elasticità dibase normalmente rendono l’alloggio migliore.

Il resto lo fa la posizione: San Pietro, ottima base per visitare Roma, i suoi musei, i luoghi, taverne et similia… che racconterò presto! (presto sul serio, è che in centro a Roma Wind prende malissimo, ed io col mio umile pc + cellulare fatico…)
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L’albergo Diana, a Roma

Sono alloggiato al Diana Hotel, di Roma, come ho già scritto in un post precedente.
L’albergo non è un granché, per essere un quattro stelle. Diciamo che nel mio caso, fa il suo. Anche perché non sto molto ad ammattirmi: sono a un minuto da Termini, ma in un posto non necessariamente squallido; una passeggiata di sera la si può sempre fare, anche solo su via Nazionale e dintorni del Teatro dell’Opera; se volessi andare più oltre, bus e metro sono a due passi, e in più ho alcuni ristoranti non malvagi tutt’intorno.

Certo, l’albergo in sé, non merita quello che prende. Ma finché mi rimborsano, va bene così :-)

Certo, poi scoccia constatare che si paga tutto, ma proprio tutto: pay tv letteralmente pay, internet senza fili sì, ma a pagamento con swisscom. Non solo: prese di corrente scarse e cadenti. Ma soprattutto, un caldo allucinante anche a termosifoni spenti e impossibilità di aprire la finestra, o lo smog della città eterna farebbe peggio.

Bella Roma, splendida Roma, ma bisogna alloggiare altrove. E, come vedrete nel prossimo post, l’altrove è tutt’altra cosa.
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6 Novembre 2006

Live from Rome! Direttamente dal T-biz

Sono arrivato a Roma ieri sera. Sarò qui dieci giorni, e dalle sei di sera (nonché il weekend) potrò dedicarmi alla città, che sa regalarmi emozioni e contemplazioni estatiche.

Ieri sera, visto che me lo rimborseranno, ho voluto provare questo tanto sbandierato t-biz. Ebbene: è un Eurostar, quindi scomodo e stretto. Di bisinesse non ha nulla: lo spazio è sempre asfittico. La valigia va lasciata ad inizio treno, la presa di corrente c’è solo alle pareti e non su tutti i posti, come nel normale Eurostar, che costa la metà; girarsi è un’impresa, così come navigare con un cellulare non tim (a quanto sembra, c’è il potenziamento del segnale).

La differenza? Una ragazza che se ne sta impalata a inizio treno (l’hostess), un paio di cose da bere (a scelta la prima, solo acqua la seconda) ed un pacco di biscottini. Inoltre, la prenotazione gratuita del taxi.

In sostanza, al modico - si fa per dire - prezzo di 65 Euro, anziché 37, nella tratta Bologna-Roma hai qualcosa di più scomodo dell’Eurostar, con gli stessi servizi del Cisalpino, che però ce li ha da dieci anni, e costa un terzo.

Morale: aridatece l’interziti!!!

Ora sono alloggiato al Diana, fino a venerdì: presto una recensione online. Stay tuned!
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19 Ottobre 2006

Diario di viaggio in UK, aprile 2005. Dal 9 in poi.

Vi avevo lasciato con il primo giorno in Uk. Qui, un divertente articoletto, a mo’ di sito, sui giorni successivi , nel Devon. Unica pecca: è in inglese, il mio maccheronicissimo inglese. Epperò, noi viaggiatori l’inglese lo capiamo, nevvero? Ad ogni modo, se volete il tutto in italiano, well, ecco qua!

Qui invece la visita di Liverpool (e la previsione di cosa sarebbe successo - sportivamente parlando - un mese e mezzo dopo)…
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6 Ottobre 2006

Diario di viaggio in UK, aprile 2005. Giorno 8 aprile

Inizia oggi la (ri)pubblicazione del diario di viaggio in Uk: ho tutto scritto sul blocchetto, a mano, come una volta (!), perciò ci metto un po’ a trascrivere.

Il diario sarà giorno per giorno, per facilitarne la lettura.

Buona lettura!
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Le storie che si intrecciano, sempre, ancor più nei viaggi: il ferroviere col figlio sfortunato, che si recano per l’ennesima volta in Piemonte per le cure, i romagnoli che preparano il weekend, le ragazze che vanno a divertirsi dopo essere state mollate, con un senso di rivalsa e di libertà insieme.

E’ bello godersi questo spettacolo passando, parlando, scherzando con chi ne ha voglia, pur non avendone ben donde, anche solo scambiando gli sguardi. E poi l’aereo, l’ennesimo, da uno degli aeroporti più piccoli d’Italia, ed anche più lenti: a Forlì, da quando sono stati colti in fallo sulla violabilità dell’aeroporto, fanno storie anche per un lucchetto nella borsa.

Strano mondo, quello di Ryanair, ma forse è solo l’esasperazione della realtà: non esiste il piacere del viaggio, siete qui solo perché avete risparmiato, ora vi spenniamo coi drink, i biglietti, le carte telefoniche e le lotterie; e non vi lamentate se i sedili sono attaccati tra loro, la prossima volta vi svenerete con Alitalia & soci.

Certo, guai a chi fiata, grazie a loro (o al libero mercato) si vola con due lire, e l’importante, in aereo, è arrivare, non viaggiare. Per quello c’è il treno, o l’auto, o l’interminabile pullman. Che comunque costano di più, in soldi, tempo e fatica fisica. L’aereo è il T-U-R-I-S-M-O tutto maiuscolo, come l’autostrada, che non ti fa vedere la destinazione nel suo formarsi, ma te la presenta avulsa dal resto, attraverso un non-luogo. All’arrivo, comunque, ci sarà poco da pensare e contemplare, sul pullman e via verso la grande, caotica, frenetica ma sempre affascinante Londra.

L’arrivo in città non è dei migliori: freddo allucinante (e qualche spruzzo di neve!), caos come sempre, e come sempre servirebbe una mezza giornata di rodaggio che non c’è.

La Dolce Vita, mèta di questa tappa londinese, è un evento decisamente eccellente, per il panorama che offre sia ai visitatori che agli operatori: non è azzardato sostenere che Earl’s Court, in questi 3 giorni, passa molto del Regno Unito che vuole comprare casa in Italia. E nelle Marche, in questo momento la destinazione numero uno. Quel che non riesco ad apprezzare (ma comprendo benissimo, del resto i soldi servono sempre), è lo spazio eccessivo dato a Bertolli, ambasciatore di un’italianità montezemoliana, tutta facciata e col nulla dentro, una deriva che - ahimé - la Toscana ha imboccato da tempo (per fortuna non tutta).

Un giro per farmi conoscere, un altro per farmi ri-conoscere, da Mauro di Marcheshire e dagli amici di Paradise Possible, che con Gabriele della Bontà delle Marche hanno iniziato a vendere online a Londra (peccato non lo abbiano fatto anche in Fiera, pur considerando i problemi per l’organizzazione: l’occasione era ghiotta per loro e per i visitatori). Non essendo la fiera molto grande (il che è un pregio), mi lascia il tempo per una buona dose di nostalgia tra la Piccadilly, la District Line, e per una cena al Ristorante Camerino.

Dove purtroppo non vedo Paolo, il proprietario, di San Severino Marche, a Roma per i funerali del Papa; ma incontro Natalia, e le pappardelle al cinghiale, di pregevole fattura, tirate a mano dallo chef veneto. Niente male il ristorante: classica atmosfera da grande città europea, piuttosto formale, ma di quella formalità gentile, delicata, non fastidiosa, comunque notevole per chi è abituato ai modi spicci nostrani, non solo delle trattorie. Porzioni generose, buona carta dei vini, prezzi non eccessivi (siamo a Londra, e qui si spendono 35 Pounds a testa per primo, secondo, caffè, acqua e una buona bottiglia di vino, alzandosi di tavola sazi, anzi lasciando qualche cosa sul piatto), tra l?altro consultabili anche sul sito del ristorante, assieme al menu. Non aspettatevi, dal nome, di trovare qualcosa di ?marchigiano?: magari lo sarà fra qualche anno, se le Marche troveranno il loro meritato (?) seguito.

Veramente poco di inglese so far, ma del resto, Londra è inglese?

Domattina, 9 aprile, sveglia alle 5.45, e partenza per il Devon - quello sì, la "verde Inghilterra".
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2 Ottobre 2006

Firenze, lunedì 18 settembre.

Gli Uffizi

Firenze è una di quelle città delle quali non finiresti mai di riempirti. Provo sempre un’emozione, al contemplarne i monumenti, che solo a Roma o Venezia è superiore.

Domenica sera, dopo aver passato una bellissima giornata a Volterra, con un’epica mangiata a casa di amici/parenti (tralascio il menu, ve lo lascio immaginare) e la visita del paese (con mia sorpresa ancora non totalmente sputtanato dal turismo pictoresque), siamo arrivati in auto a Firenze, in serata.

L’alloggio l’ho già descritto qui, e con l’auto si raggiunge in breve. Certo, non fossimo andati a Volterra, avremmo preso il treno ed alloggiato in centro, ma anche così non è stato male. Col parcheggio gratuito tutto il giorno, quindici minuti di bus e la possibilità di approvvigionarsi a poco prezzo nella fantastica panetteria accanto all’albergo, a pochi Euro ci siamo concessi una splendida ed assolata giornata fiorentina.

La passeggiata è iniziata, come ovvio, a Santa Maria Novella, che cela una fantastica piazzetta, verde e tranquilla, dalla parte opposta della stazione. Sempre in zona, l’ufficio informazioni ci offre una mappa della città e le notizie utili, che non nuocciono mai, visto che scioperi, chiusure improvvise o aperture inaspettate possono cambiarti la giornata. La mappa la utilizziamo, io e Francesca, per la nostra collezione di cartine geografiche dei luoghi visitati: siamo arrivati a coprire una bella fettina di penisola (oltre all’estero).

Da Santa Maria Novella (davanti alla famosa stazione, cantata anche da Pupo quando ancora faceva qualcosa di decente) al resto del centro sono pochi piacevoli passi, tra vicoli (generalmente puliti, anche se trafficatissimi e coi marciapiedi molto stretti) e vie principali, tra cui Via dei Calzaiuoli. Questa strada, commerciale con tutto ciò che ne consegue, mi ricorda troppo i sabati pomeriggio adolescenziali dello struscio, in Corso Garibaldi giuppelcorzo, ad in Ancona. La gente accalcata, le vetrine luminose, talvolta qualche VIP, tra la folla che, qui, non si abbandona a provinciali resse da autografo.

Leonardo da VinciAnche gli Uffizi hanno la loro poetica bellezza il lunedì, chiusi e semideserti. Le statue dei padri fondatori dell’Italianità nel mondo (Guido d’Arezzo, mai ricordato abbastanza, Giovanni da Verrazzano, quello che scoprì New York, Amerigo Vespucci, Leonardo da Vinci), ed in patria (Dante, Petrarca, Boccaccio), allineate lungo la parte esterna del loggiato, hanno una maestosità che gli altri giorni si perde nel rumore della folla in coda per il museo.

Mi piace girare nelle città col sole invernale, o nei giorni feriali - ove possibile - per respirarne l’essenza. Il cortile di Palazzo Pitti, lunedì, era semideserto, e sdraiarsi lì davanti, magari leggendo un giornale, come davanti a Santa Maria Novella, mette una tranquillità quasi estatica, visto che alzando gli occhi c’è la Bellezza.

Per di più - God bless Internet - ci siamo anche scaricati, sul nostro lettore mp3, le audioguide di alcune parti della città. La voce di Claudio Capone, per niente inflazionata direi, ci accompagnava per il Duomo e poi Piazza della Signoria, assieme alla goduria per aver goduto gratuitamente di una guida più che discreta.

Piazza della Signoria

Ovviamente, a pranzo ci siamo fiondati a San Lorenzo. Come da Livio a Verona, Sant’Eustachio a Roma, Santoro ed il chioschetto lì davanti a Palermo, il Caffè Sicilia a Noto, e i panzerotti da Luini a Milano, Nerbone, dentro il mercato fiorentino, è meta di pellegrinaggio. Il lampredotto, così come a meuza a Palermo, mi intriga da morire, ed il battuto verde che servono sopra è eccellente. Un bicchiere di vino rosso, non malvagio, e sono a posto.

Da Nerbone

Pronto per un gelato da Grom. Ho scoperto quasi per caso il posto, dietro il Duomo, poco lontano da Pegna, una drogheria che non sai se definire typical (di quelle che verrebbe voglia di battere i piedi per terra, con le mani strette al viso tipo Munch, urlando istericamente "UUHhhhhhhh, com’è tttiiiipicooooooo!!!") o affascinante. In effetti, si trovano alcuni prodotti, in questa drogheria-come-una-volta, non eccessivamente massivi, a prezzi ancora abbordabili.

 la Drogheria Pegna

Grom, dicevamo, è invece una gelateria molto interessante, specie per i gusti di frutta. Niente a che vedere con i gelatoni pompati, a beneficio della folla festante, in vaschette strabordanti aria e coloranti. Qui il sapore del gelato ti ricorda la bontà di un prodotto devastato nel 97% delle gelaterie. Ero un po’ titubante nel vedere che ha diversi punti vendita in Italia, ma il gelato decisamente merita.

Che altro? Ci siamo rimessi in autobus, e da lì in auto verso Bologna. Certo, in treno avremmo impiegato un’ora in tutto, qui due e mezza nel traffico, ma tant’è. Di sicuro, iniziare una settimana con il Bello negli occhi, rimette in pace col mondo. Firenze, di Bello ne ha ancora tanto, non solo l’aria.
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