TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio della Categoria 'Bologna'

4 Luglio 2008

Un solo ristorante gluten-free a Bologna: La Pizzeria Due Lune di via Battindarno, un gran bel posto.

Come molti di voi sapranno, vivo a Bologna - a parte alcune parentesi - dal 1996. Ci ho studiato, ed ora ci abito con mia moglie. Una particolarità di Bologna è che gode della fama di città in cui si mangia davvero bene, godereccia, scanzonata. Forse lo sarà stata in passato: per quanto i gourmet se lo chiedano e ne dibattano, pie’ di lista (cioè Fiera) e speculazione immobiliare (cioè: affitti spaventosi), assieme all’ineducazione alimentare studentesca (che esalta osterie con bisolfiti rossi spacciati per vini), hanno reso Bologna un posto da cui stare alla larga. Per delle crescentine civili senza ricorrere a Finconsumo bisogna arrivare come minimo a Bazzano, o a Marzabotto. Idem per avere un tagliere di salumi abbondante e non plastificato. Lasciamo perdere le tagliatelle o i tortellini al ristorante, passati da bene alimentare a status symbol da gioielleria, salvo poi andartene nell’Appennino Reggiano o Modenese, bendarti, prendere un ristorante a casaccio e trovarne di migliori a un decimo del prezzo, ma tant’è, i miti sono duri da sfatare.

La cosa che colpisce maggiormente, e che fa anche girare le palle, visto che ancora troppi bolognesi si piccano di essere al centro dell’Italia per la cucina, è l’assenza totale di ristoranti senza glutine (che se non è indice di impreparazione culinaria, ditemi voi). Tranne uno, e che sia benedetto: la Pizzeria Due Lune, in via Battindarno, assurta oramai a refugium peccatorum dei bolognesi celiaci, non solo perché non c’è alternativa. In realtà, l’Alternativa di via Mascarella, a due passi dalla Montagnola è l’unico altro posto a Bologna (esclusa San Lazzaro, che del resto non è Bologna) per il gluten-free, ma è una piadineria - ottima per carità, fa anche servizio a domicilio e la piada GF è valida - non un ristorante. L'interno della pizzeria

Le Due Lune invece è una pizzeria ristorante, con un’ottima pizza (GF e ordinaria, la seconda su forno a legna), ottimi piatti e prezzi ancora civili. Ci sono andato diverse volte a mangiare, ed ancor di più a prendere la pizza da portare a casa: di lunedì, di mercoledì, giovedì, venerdì, qualunque giorno è sempre, sempre, sempre pieno, sempre vociante, sempre allegro. Alla faccia della crisi! Sta in via Battindarno, all’incrocio con via Bertocchi, tra la Barca e Borgo Panigale, proprio di fianco al deposito degli autobus (così ti becchi pure un bel parcheggio). Davvero un posto in cui respiri allegria e serenità, e soprattutto, se sei celiaco, un posto in cui mangi bene e rilassato. D’estate poi stai anche fresco, perché c’è anche una bella veranda, spesso con piano-bar.

Se di cinquecento pizzerie (e ci vado stretto) che aprono e chiudono alla velocità della luce in ogni angolo della città, una sola è senza glutine, secondo voi cosa significa?

Se di cinquecento ristoranti (e ci vado stretto), trattorie, osterie e vari che aprono e chiudono in ogni angolo della città, uno solo è senza glutine, ed è lo stesso che fa anche la pizzeria, secondo voi cosa significa?

Ristorante Pizzeria Due Lune
Via Bertocchi 1, Bologna
tel: 051.56.75.69

9 Commenti »

29 Gennaio 2008

L’Archiginnasio, orgoglio intimo di Bologna

In un recente post raccontavo di Piazza Maggiore anima bolognese, luogo preferito, la piazza da vedere, non perché più bella (ché Piazza Santo Stefano la supera), ma perché è La Piazza: quando accade qualcosa, in città, qualcosa di importante, accade lì. Santo Stefano è il set di Romano Prodi, Piazza Maggiore è il confronto tra la politica di Palazzo d’Accursio, il Duomo di San Petronio, il mercato di via Clavature appena defilato e la cultura dell’Archiginnasio poco oltre il portico del Pavaglione.

Se via Clavature col suo mercato è facile da trovare, e si impone ai sensi come una sciabolata di colori, voci, suoni e profumi, l’Archiginnasio è l’orgoglio della città, qualcosa di intimo, quasi da nascondere. Simbolo assoluto della cultura bolognese, e quindi della storia, e quindi dell’economia e della cucina, l’Archiginnasio è l’essenza di Bologna sublimata nell’eleganza più pura.

Per capire cos’è Bologna si deve prima arrivare in Piazza Maggiore, poi di corsa NON al mercato, ma all’Archiginnasio, in Piazza Galvani, il privé di Piazza Maggiore. Sembrerà strano, ma sono relativamente pochi i bolognesi che hanno visitato il luogo che segna l’importanza (e la ricchezza) della propria città. Ma forse questo accade ovunque, quanti romani hanno visto i Musei Vaticani, e quanti fiorentini gli Uffizi?

L’Archiginnasio, dal nome classicheggiante, è il primo “politecnico” sorto in Europa. Verso il Cinquecento, essendo le facoltà sparse per tutta la città, si decise di riunirle in un’unica sede. Fu così che Artisti ma soprattutto Legisti e Medici si ritrovarono a condividere lo stesso ambiente, dividendosi tra la Sala Lettura della Biblioteca (Aula Magna degli Artisti), la Sala dello Stabat Mater (per i Legisti), e soprattutto il Teatro Anatomico (per i Medici).

Seconda città papalina, intrisa di Chiese, Bologna fu la prima ad avere l’autorizzazione allo studio dei cadaveri, pur con ampie riserve clericali (simboleggiate dalla finestra dell’Inquisitore di fronte alla cattedra). Forse sarebbe stato meglio far come a Padova, in cui il tavolo veniva ribaltato ed il cadavere gettato nel fiume. Ma sotto questo edificio non ci sono fiumi, e poi troppa era la vicinanza ai centri di potere ecclesiastico. Resta il fatto che il Teatro, con i suoi intarsi, i cassettoni e le statue interamente in legno (praticamente tutte ricostruite dopo il bombardamento di sessantaquattro anni fa esatti) è uno dei templi della medicina italiana, di cui Bologna rappresenta senza dubbio centro di eccellenza.

Il Teatro Anatomico nell’Archiginnasio

Basterebbe già questo, eppure l’Archiginnasio è qualcosa di ulteriore. E’ incredibile quanti stemmi punteggino i loggiati del cortile, fitti fitti, colorati, alcuni grandi, altri piccoli, di studenti provenienti da tutta Europa, uno addirittura dalle Americhe. Faentini, ravennati, lusitani e tedeschi, milanesi, torinesi e forlivesi, è un arcobaleno di città e colori che indica come nella ricchezza più che nella cultura (che in passato peraltro erano sinonimi, visto che studiare per i ricchi) non esistano confini politici.

Ecco: è in questo cortile la vera essenza di Bologna: il miscuglio, l’incrocio di città, paesi, tradizioni che ha fatto dell’antica Felsina il nodo nevralgico d’Italia. Solo grazie a questo Bologna diventa la capitale della gastronomia italiana. Titolo che - ahimé - ha perso da tempo nella ristorazione, ma che mantiene saldamente nello splendore di via Clavature: esistono splendidi mercati coperti (anche Bologna in Via Ugo Bassi ne ha uno di ottima fattura), ma poche città possono vantare un tripudio artistico di colori, profumi ed esposizioni, all’aperto e a due passi dalla piazza principale, come il quadrilatero tra via Clavature e via Pescherie Vecchie, vero cuore pulsante del sabato pomeriggio.

A Bologna lo shopping di classe è questo, altro che i vestiti in Galleria Cavour. La moda lasciamola alle grandi piazze, lasciamola a via Montenapoleone e a via Condotti: Bologna la Grassa, la vera Bologna, quella della mortadella, abita qui.

Nessun Commento »

17 Gennaio 2008

Piazza Grande, l’anima di Bologna

Esistono nomi, simboli, luoghi che identificano subito una città. Sotto il Cupolone, all’ombra delle Due Torri, dalle parti del Conero, sotto il Vesuvio, in riva all’Arno, sotto la Mole, dalla Madunina, alla luce della Lanterna (più o meno…).

Altri, invece, ne indicano l’anima. Per Bologna il simbolo sono le Due Torri, ma l’anima è Piazza Maggiore, conosciuta anche come Piazza Grande, resa celebre da una canzone di Lucio Dalla, che racconta la storia di un barbone, un senzatetto, la cui casa è appunto Piazza Grande. E spesso, girando per strada a Bologna, vi troverete qualcuno dall’aspetto un po’ trasandato a vendervi un giornale chiamato proprio “Piazza Grande”. Lo acquista in conto vendita dall’Associazione, a 50 centesimi la copia. Quello che guadagna è suo.

L’Associazione Amici di Piazza Grande aiuta i senza tetto di Bologna nei delicati aspetti della loro vita, da quelli immediati (cibo e ricovero) a quelli meno intuitivi. Oltre al lavoro, infatti, chi di voi sa che costoro spesso non hanno residenza, poiché “senza fissa dimora”? Serve dunque un aiuto legale per dare concretezza ai diritti più elementari.

E così, da Piazza Grande parte un’iniziativa straordinaria, che in un paio d’anni ha coinvolto quasi tutta Italia: diversi avvocati mettono a disposizione un’ora o due al mese del proprio lavoro per assistere gratuitamente i senza tetto. Considerato il numero di avvocati in ogni città, ci vuol poco a far nascere lo sportello Avvocati di Strada, così che anche i senza tetto, gli ultimi per definizione, possano avere uno straccio di consulenza legale.

Addirittura, Piazza Grande è sopravvissuta ad un incendio che l’aveva quasi condannata: strinse i denti, cercò nuovi locali, ed alla fine cambiò sede, ma riaprì tutti i laboratori che peraltro davano lavoro a diversi senzatetto.

Girare per le strade di una città è più bello conoscendone l’anima. Perciò, vedendo Piazza Grande, i suoi senzatetto e i suoi giornali, girando per Bologna, anziché una nota di fastidio magari vi uscirà un sorriso.

Nessun Commento »

20 Aprile 2007

Mangiare a Bologna

L’altra sera sono stato a cena alla trattoria "Il Doge", tra Strada Maggiore e Via San Vitale, a Bologna. Quel che mi premeva erano i commensali e l’occasione, perché oramai sul cibo, in centro a Bologna, non ripongo più speranze. Ed in effetti, nonostante fosse un locale rinomato, andava bene solo per gli standard (ahimé, bassissimi, tranne ovviamente il conto) del centro felsineo. Per di più la specialità pesce, di cui si vanta, su di me può avere (ed ha avuto) effetto boomerang, ma questo è un altro discorso.

Unica consolazione: girando per la rete, ho finalmente trovato un post (by Cuore di china) sulla ristorazione di Bologna che condivido al cento per cento, e che ovviamente linko.

Stasera sono a cena da "Pane e panelle" e verificherò quanto sostenuto da Cuore di China oramai un anno e mezzo fa.

Upload: niente ristorante, cena cancellata.

(more…)

Nessun Commento »

22 Febbraio 2007

Dalle torri di bologna - photobook

panorama.jpgPiazza Maggiore vista dalla torre degli asinelli, nella foschia che rende magica Bologna.

Salire sulla torre non è particolarmente faticoso, perché le scale sono larghe e non a chiocciola, certo sono sempre quasi cinquecento scalini!

E non è neanche molto costoso: tre euro a persona.

Portatevi la macchina fotografica, perché ne val la pena. Oppure un cellulare che faccia foto come questa, anche se non è la stessa cosa…

(more…)

Nessun Commento »

12 Febbraio 2007

Indovina dov’è…

11022007110.jpgQuesta foto (cliccaci per ingrandirla) è stata scattata ieri… Indovinate dove? Beh, se guardate le categorie del post, indovinate subito. Sembra incredibile, non è vero? Ed in effetti, lo è: del resto, Bologna non è ciò che sembra, ed i fiumi e la natura appaiono dove non te li aspetti. Per la cronaca, questo è il Navile, antica via d’acqua che dà il nome a diverse vie e quartieri (porto, navile appunto, via della beverara, via del navile, via dello scalo, con la compartecipazione del Reno), e che emerge in tutto il suo vigore in Via Carracci, proprio a due passi dalla stazione. A fianco, c’è il parco di Villa Angeletti, una boccata d’aria in mezzo a tanto smog.
(more…)

Nessun Commento »

6 Febbraio 2007

Scusi, per Bologna centro?

Per andare a Bologna, senza dubbio il treno è meglio.

Ma se ci si trova in auto, che fare? Dove parcheggiare?
E’ presto detto: se in ora di punta, NON uscire a San Lazzaro o Borgo Panigale, o Casalecchio, MA ad Arcoveggio. Ci si risparmia una bella fetta di tangenziale intasata per lavori.

Da lì, andare in direzione Milano, superare l’uscita Castelmaggiore, e fiondarsi in quella dopo, la 5: LAME, parcheggio TANARI. Da lì, sempre verso il centro (ci vogliono dieci minuti scarsi), finché, superato il sottopasso della ferrovia, svoltate a destra verso il parcheggio.

Lì, lasciate l’auto e prendete x biglietti del bus, secondo quanti siete. Saranno la vostra tariffa-parcheggio. La navetta parte dal parcheggio, ed in undici-minuti-undici siete in Piazza Maggiore.

Vi garantisco, avrete risparmiato almeno mezzora, le code, inquinato poco e vi godrete il centro di Bologna. No perché, il Comune queste cose le fa, almeno sfruttarle. Eppoi, i bus a Bologna, sono come la metropolitana a Londra o Parigi. Ovunque, puntualissimi.

Uscita Arcoveggio > Uscita Lame-Tanari > Parcheggio Tanari > Piazza Maggiore
(more…)

1 Commento »

18 Dicembre 2006

Beppe Maniglia, icona di Bologna

In centro a Bologna, sono tante le cose da vedere. Semmai doveste sentire un suono assordante, watt sparati a mille, ed una moto parcheggiata nei pressi del Nettuno, con un equipaggiamento "eccessivo", siete in presenza di Beppe Maniglia. Un mito, un eroe, per tutti un idolo.

beppemaniglia.jpg

Non oso descriverlo: molto meglio di me hanno fatto qui, qui, ma soprattutto nel sondaggio di Halloween i bimbi bolognesi.

Una cosa aggiungo: Beppe Maniglia è la linea di demarcazione tra la città e la metropoli, nel senso (ampio) di qualcosa fatto per l’uomo e qualcosa di spersonalizzato. Finché in centro ci sarà Beppe Maniglia, Bologna potrà ancora dirsi una città, e le persone potranno ancora chiamarsi protagoniste.

Poi arriveranno le catene di salumerie precotte, i supermarket di verdura in via Clavature, e allora non andremo più a vedere Beppe Maniglia, ma il clown cococo pagato dal Macdonald di fronte.
(deriva nostalgicopopolare, forse eccessiva)
(more…)

Nessun Commento »

31 Ottobre 2006

Bologna, Sant’Orsola

Può capitare - e, ovviamente, a me è capitato! - di svegliarsi durante la notte con un dolore lancinante dietro una spalla, nell’impossibilità di muoversi. Poi, dopo qualche sforzo, ci si riesce ad alzare ed avvisare il 118. Non so in quale altra città, ma a Bologna, se raggiungi il telefono è fatta. Una voce cordialissima mi chiede se ho bisogno dell’ambulanza, ed al mio dissenso ("eh, no, caspita, l’ambulanza mi pare esagerato, non voglio essere portato via in ambulanza, porta sfiga!"), mi gira la guardia medica. Dopo cinque minuti, ed i consigli dell’affabilissimo (e marchigianissimo, guarda un po’, il mondo è piccolo) operatore, sono di nuovo a letto, riuscendo almeno a chiudere gli occhi per un altro paio d’ore, giusto il tempo di far venire giorno.

Al mattino, col primo (e puntualissimo) autobus, vado al Sant’Orsola, uno degli ospedali di Bologna. Ora, il Sant’Orsola, almeno il pronto soccorso, almeno per me che vengo da un’altra realtà (pure non malvagia), è un’esperienza mistica: arrivi, ti registrano ed assegnano il codice in meno di un minuto. Poi, ti accomodi davanti all’ambulatorio attinente al tuo malessere (ortopedia, nel mio caso), ed aspetti. Ma l’estasi viene raggiunta alzando gli occhi: uno schermo (foto), aggiornato al minuto, con segnati il numero di pazienti in attesa ordinati per codice, il tempo medio di attesa ed i pazienti attualmente in visita. Il mio tempo medio di attesa è di 16 minuti.

santorsola_bologna.jpg

Ebbene: dopo diciassette minuti, sono dentro all’ambulatorio, e dopo altri venti (avevo uno strappo muscolare, clinicamente banale, ma fa un male boia) di nuovo in autobus, verso casa.

No, dico, saranno care le tasse in Emilia-Romagna, ma se questi sono i risultati…
(more…)

Nessun Commento »