Island of Hope, Island of Tears. Ma ora è davvero emozionante!
Navigando qua e là per la rete (eh, già, perché anche - anzi, soprattutto, nel web si viaggia!), mi sono imbattuto sul sito del Museo dell’Immigrazione di Ellis Island, New York. Non credo esista maniera migliore di iniziare una visita negli Stati Uniti, anzi, in America - ché questa è l’America - che andare subito a Ellis Island, passando per la Statua della Libertà. Purtroppo, non sono mai stato a New York, e le mie esperienze a stelle e strisce si limitano, ahimé, a Seattle, ma, se dovessi andarci, inizierei così, stanco de viaggio, col fusorario ancora addosso, per capire ancor meglio la sensazione di uno degli oltre dodici milioni di immigrants che hanno varcato la soglia di questo archetipico Cpt.
Il migliore ritratto filmico di questo luogo nel tempo che fu - anche se molto romanzato e poco attinente alla cruda realtà - è quello tracciato da Coppola nel Padrino, parte seconda. Questo invece il filmato del suo stato attuale, fintamente decaduto.
Invece, è possibile, su Ellisisland.org, trovare traccia di chi è passato di lì tra il 1892 e il 1954. E’ così che ho fatto per scoprire quando vi approdò il mitico zio Gigio da Civitanova, che poi tornò in Italia e fece fortuna. C’è anche il manifesto originale!
E’ bello tentare di ricostruire le proprie origini passando attraverso un luogo in cui tante speranze, ma anche tante lacrime, sono state riposte.
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