Cronache kennedyane: cosa posso fare per il mio Paese?
Don’t ask what your country can do for you, ask what you can do for your country. (John F. Kennedy)
Non chiedere che cosa il tuo paese può fare per te, chiediti invece che cosa puoi fare tu per il tuo paese.
Questo post è scritto con il pollice, dal mio cellulare, in treno. Su un Locale- anzi, un Regionale- tra Bologna e Rovigo, uno di quei treni che ti parlano della provincia profonda, dai cui finestrini passa, come al cinema, la cronaca della vita quotidiana di paese: ragazzini con zaini sempre più grandi e sempre più firmati vanno a scuola, alcuni individui entrano al bar per colazione prima del lavoro, altri alzano le saracinesche, perché per loro il lavoro è già cominciato. Le altissime gru lentamente riprendono a ruotare in aria, sopra le impalcature, mentre qualche leprotto si ferma ad osservarle saltando per i campi vicino alla ferrovia: li conosce ormai bene questi posti, sa che vicino quella chiassosa macchina di metallo è al sicuro dai cacciatori. Alcuni rampicanti aggrediscono il muretto bianco di un casottino, forse un vecchio cesso circondato da erbacce, a pochi metri dal nuovissimo cartello blu cobalto della stazioncina di G.. Gli ombrelli si aprono per la pioggia, le vecchiette- sempre più solo loro- si accalcano intorno ai furgoncini degli ambulanti: venerdì pesce, ovvio! Pochi ma industriosi passeggeri salgono e scendono velocemente da questo treno: troppo pochi, troppi altri in auto e più tardi. Male, molto male per un paese fiorito sulle suole delle scarpe, il risparmio, i fornelli e le sveglie all’alba.

Qui, sprofondato in un sedile duro e scomodo, guardo il cielo plumbeo e mi chiedo: cosa posso fare per il mio paese? Parlo delle sue ricchezze, anche in inglese; ci porto i turisti da fuori; mi brillano gli occhi quando racconto della bellezza dell’Italia. Lavoro sodo, mi alzo la mattina alle cinque e vado a letto la sera alle dieci e mezza. Ma basta? Sarà sufficiente? Tante volte penso che potrei fare di più, ma come? Cosa? Non per me, vado già benino di mio. Ma per questo Paese, per la mia gente, per le mie tradizioni, così in declino e rassegnatamente quasi addormentato verso il baratro della dittatura (e) dell’omologazione.
Cosa potrei fare per questo mio Paese?







secondo me tenere un blog, leggere e viaggiare sono già cose importanti che fai! poi, naturalmente si può sempre fare di più, la soluzione non la so, ma l’importante è non addormentarsi alla dittatura dell’omologazione, anche se la tendenza generale sembra quella…
Scritto da giuls, il 10 Giugno, 2008 at 14:53
Ti ringrazio, Giulia. Eh già, la tendenza sembra quella, ma la rete può salvarci.
Scritto da Capitan Angi, il 11 Giugno, 2008 at 08:12