TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio di Gennaio 2008

15 Gennaio 2008

La cena filosofica a Mirano, maggio 2004

Continua la serie di vecchi post, nel progetto di riordino e pulizia del sito in italiano. Qui le foto con breve didascalia della cena filosofica a Mirano, tra Padova e Mestre, tenutasi a Maggio 2004.
I moderatori, Antonio Tombolini e Nane Cantatore.

Notare una chicca, per chi conosce Marco Boscarato, il proprietario del ristorante I Molini: la foto che lo ritrae è stata scattata dal sottoscritto, e dev’esser stata particolarmente gradita, visto che in rete Marco la mette sempre!

————————————

Queste sono le foto di una cena “filosofica”, dove, oltre a mangiare (e bere, bene!) si è anche discusso del mangiare nei diversi aspetti filosofici. Mangiare come rito, il cibo come oggetto sacro, il rapporto tra estetica e necessità, e via dicendo.

I due “stimolatori” sono stati Antonio e Nane, l’ospite (nel senso di ospitante) Marco Boscarato. Il posto, bellissimo, i Molini, a Mirano.

I Molini a Mirano

Ecco qua il posto, arredato con gusto. Ambiente ideale per una cena filosofica, no?

In basso, i due “animatori” (ma sarebbe più giusto dire i due “contendenti”, o no? :-)
Nane chiacchiera
Nane che parla, controllato da Antonio

Francy semi-addormentata
Premetto subito: Francy alla cena è stata bene; il problema è che ha lavorato tutto il giorno, e tornata a casa ha fatto di corsa la valigia per arrivare in tempo a Mirano. Giustificata quindi l’espressione del viso, no?

Vino e commensali
In alto, i commensali presi nell’ascolto. Più in evidenza, il tavolino centrale, con candelabro e libri in bella mostra. Qui non è visibile, ma era stato predisposto un tavolo a ferro di cavallo, al cui lato trasversale stavano seduti Antonio e Nane. Sul pavimento, fogli in ordine sparso, recanti ognuno un motto di spirito.Vino, libri e commensali

soggetto-oggetto
Una domanda: chi il soggetto, e chi l’oggetto, tra i filosofi e lo strepitoso Montepulciano di Clà, meritatamente ritratto in primo piano?

Antonio e Nane
In fin dei conti, si vogliono bene!

Marco Boscarato
Un Marco Boscarato in forma e soddisfatto!

Nessun Commento »

14 Gennaio 2008

Il Salice Blu, a Bellagio: il miglior ristorante gluten-free mai provato

Tra le mille buone intenzioni (del 2008, del blog, della mia vita, ecc.) c’è anche quella di recensire tutti i ristoranti senza glutine provati sinora.

Eh già, perché se di recensioni su ristoranti abbonda la rete, per il senza glutine il materiale scarseggia, per due ordini di motivi:

1) è talmente difficile trovare un ristorante che cucini effettivamente senza glutine, che qualsiasi posto si trovi va già bene per definizione: la qual cosa non è propriamente vera, ma sfido voi a dover essere condizionati, in ogni viaggio, anche solo per un weekend, dalla scelta di posti informati, se non altro per stare tranquilli e rilassarvi senza stare male.

2) dal primo motivo, discende spesso che il celiaco si trovi ad accontentarsi di quel che passa il convento: vada per quel che c’è, ma molto di frequente si rinuncia al gusto. Parliamoci chiaro: il pane gluten-free fa schifo (a parte quello di mia suocera cotto nel forno a legna), poi che uno se lo faccia piacere è un altro discorso.

E’ consolante, e non poco, che i ristoranti informati si collochino in una fascia di ristorazione generalmente migliore della squallida media da spaghetti con gusci di cozze e vongole spacciati per “spaghetti allo scoglio”. E’ già molto, ma non mi basta. Siccome quando vado a pranzo fuori con mia moglie - che è celiaca - voglio che ci troviamo bene entrambi, intendo condividere le eccellenze per il senza glutine.

Questo a pro sia dei celiaci, sia di chi si è svegliato e ha deciso di organizzarsi e fare una cucina per tutti.

Per cominciare in bellezza, dunque, partiamo dal Salice Blu, a Bellagio, chef Luigi Gandola.
Luigi vanta sette anni da turnante al Villa d’Este di Cernobbio, dove s’è imparato tutti i trucchi del mestiere. Da due anni è tornato al ristorante di famiglia, che ha riconvertito da discoteca per ragazzetti degli anni Settanta e Ottanta a ristorante emergente. A parer mio, fra qualche anno di Luigi ne sentiremo parlare.

Noi abbiamo avuto il piacere di sentirlo parlare dal vivo, e vi giuro che ci staresti delle ore. A sentire esperienze e curriculum, gli daresti trent’anni, e invece non ne ha neanche venticinque. Contrariamente alla stragrande maggioranza dei ristoranti informati, non ha parenti celiaci: la “molla” per la virata verso il senza glutine è stato un pranzo con un’amica della sorella, che celiaca si era portata tutto da casa.

Ci ha pensato un po’ e poi si è detto: ma pensa, io sono chef, premiato in giro per l’Italia, faccio le Olimpiadi di cucina, e non sono in grado di accontentare una persona allergica al glutine…

Così, ha deciso: via dalla cucina (a vista, peraltro) tutta la farina ed i prodotti impanati, che vengono trattati in una saletta a parte: per le impanature utilizza un’ottima farina di riso, così non ha alcun rischio di contaminazione, né impoverisce i piatti “ordinari”.

Insomma, è stato tutto un tripudio della vera cucina senza glutine: non quella dei succedanei chimici, ma ingredienti naturalmente privi: mais, formaggio, patate, ecc.

Intanto, al posto del pane alcuni grissini di grano saraceno e lievissimi “ostie” di parmigiano (spazzolate a più riprese).
Antipasti molto piacevoli al pesce di lago, in diverse lavorazioni.
Ma la menzione speciale va agli strepitosi Ravioli, che stiamo tentando di replicare nella nostra umile cucina di casa. Da un impasto di patate e polenta, Luigi è riuscito ad ottenere una consistenza piacevolissima, morbida ma non appiccicosa, che dà ai ravioli una forma ben definita; il ripieno di pesce di lago ha poi fatto la differenza.

Ottimo tutto il pranzo, compresi gli gnocchi alla zucca che ho mangiato io. Ma quei ravioli (che ovviamente ho assaggiato) erano speciali…

Perciò, se vi trovate a Bellagio, celiaci o no, un salto al Salice Blu dovete farlo. E’ un po’ fuori dal paese, ma vi assicuro che - specie in località turistiche come quella - merita una deviazione.

Ultimo cenno, al conto: secondo me, abbiamo pagato il giusto. E’ uno di quei ristoranti in cui ti metti seduto e ordini, ti rilassi, perché il conto non ti riserva amare sorprese. Come puntualmente è stato. Quando mi alzo più che sazio, ho bevuto benissimo, mangiato ancor meglio, mi sono state presentate autentiche opere d’arte, nella presentazione e nella realizzazione, e l’intolleranza al glutine non faceva alcuna differenza nella piacevolezza del pasto, quaranta euro li pago ben volentieri.

——————
RISTORANTE SALICE BLU,
Via per Lecco 33,
Bellagio, 22021, Italy.
Telefono:+39 (031) 950535

Riferimento per il senza glutine: Luigi Gandola, chef.

2 Commenti »

8 Gennaio 2008

Di ritorno da quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…

Tornati domenica da un weekend freddo ma intensamente divertente nella sponda ovest del lago di Como (quindi dovrei dire nel lago di Lecco, dati i campanilismi molto vivi da queste parti tra i due rami).

Soggiornato a Bellano, dove tra il 5 e il 6 gennaio si svolge la festa della Pesa Vegia, una rievocazione tra le migliori cui abbia mai assistito, anche perché legata alle celebrazioni dell’Epifania, quindi non artificialmente ricreata negli anni Novanta. Addirittura, se ne parla in diversi giornali di fine Ottocento, indicando come origine della festa il decreto di ripristino della vecchia unità di misura in luogo della nuova che creava troppi problemi a bellanesi e paesi limitrofi.

Sono storie antiche che parlano di lago, di pesca ormai purtroppo relegata a nicchie di aficionados e presìdi - ma lavarelli, missoltini e gamberi meritano assai; di luoghi tutti protesi verso un’acqua non tempestosa e salata, ma placida e misteriosa. Sponde visibili e concretamente coinvolte in dispute e fazioni, non sognate e fantasticate da cantanti e innamorati “al di là del mare”. Insomma, il lago, questo lago, i nostri italici laghi, sono qualcosa di unico, ben diverso dai Grandi laghi americani, tutt’altra dimensione, tutt’altra impronta dell’uomo. E queste cime inuguali (come si fa a non saccheggiare Manzoni a piene mani?) coperte dalla neve di inizio anno, a strapiombo sul lago, con le case aggrappate ai pendii e le stradine scippate a Isacco Newton rendono il paesaggio di irripetibile bellezza.

Sono convinto che se il turismo nei laghi fosse esploso negli anni Sessanta, anziché gioielli di eleganza ci troveremmo ecomostri ed obbrobri in perfetto stile Riviera Adriatica: per fortuna, la vicinanza a Milano e al nord Italia in generale ha fatto sì che fiorissero ai primi del Novecento, vale a dire l’ultima epoca in cui l’architettura italiana ha prodotto qualcosa di accettabile nelle località vacanziere. Dopodiché, saranno Ostia, Fregene, Milano Marittima e Riccione…

La sensazione provata a Varenna o a Bellagio in un sabato freddo e piovoso è la stessa che puoi avere a Rimini d’inverno, pensando ad Amarcord: l’eleganza del Grand Hotel è simile, il borgo intatto (almeno in centro) ed il silenzio irreale hanno quella romanticità che solo i veri cultori dell’acqua (mare o lago che sia) possono apprezzare fino in fondo.

Purtroppo, credo che almeno per Bellagio ci sia l’effetto Sirmione-Capri-Taormina: posto stupendo ma completamente iper-turistizzato, tanto da sperare in un diluvio che purifichi il paesaggio da cocci e infradito.

E domenica, a coronamento, un magnifico risveglio con un cielo luminoso e limpido, le montagne innevate su fino in Svizzera, il sole che accende Pescarenico ed un superbo tramonto sui laghi della Brianza dal Monte Barro.

Cos’altro dire, oltre a rimettersi a leggere il Manzoni, che da queste parti ha trascorso la giovinezza, dando vita ad un romanzo che purtroppo solo pochi insegnanti sanno farti apprezzare?

Ah, beh, certo, dove ho dormito e dove ho mangiato… ma a questo dovrò dedicare un altro nutrito post.

Nessun Commento »