Esperienze su LinkedIn, e l’essenza della Serendipity
Stamattina, aprendo l’email, trovo l’invito di un datato corrispondente via eGullet, Ore Dagan, che aveva frequentato la Scuola internazionale di cucina di Jesi (posto bellissimo, proprio sopra l’Enoteca Regionale). L’invito era per LinkedIn, un network in cui ognuno mette il proprio curriculum ed i propri contatti, fin quando (in teoria) qualche cacciatore di teste non si faccia vivo per ingaggiarlo, assumerlo, discutere un’opportunità.
Cosa ne penso dei curriNculA, anche non strutturati, l’ho già detto qui, e confermo ogni parola.
Quel che invece mi affascina di più su LinkedIn è il fatto che, in base ai tuoi indirizzi di email (se ancora validi), specie su Google o Hotmail, e alle tappe del tuo curriculum, lui trova le persone che potenzialmente puoi avere incontrato, oppure vieni a scoprire che quel tale Chris, conosciuto ad Amsterdam ed ora perso di vista, lavora per l’azienda tal dei tali in Danimarca, e via discorrendo.
La vera figata è stata quella: ritrovare persone che ricordano esperienze passate, vederle con occhi diversi: spesso si tratta di turisti che ho accompagnato e che ora trovo in camice da lavoro, nella loro quotidiana routine.
Insomma: andavo per cercare l’ago nel pagliaio, ho trovato la figlia del contadino. L’essenza della Serendipity.
Ps: e non solo quello. Ci sarebbe da parlare per ore di come la vita e l’identità siano molto meno strutturate e divise in rete, dal linguaggio confidenziale delle email, al rapporto tra lavoro e vita privata. Tanto che, in un posto nel quale bisognerebbe andare "per lavoro", ho ritrovato vecchi amici e vecchie conoscenze. Le quali magari, perché no, potrebbero anche rivelarsi fonte di nuovo lavoro.






