TOURblog

Il diario popolare dei viaggi di Angelo Recchi, tour leader (con un’attenzione particolare al gluten-free)

Archivio di Dicembre 2006

29 Dicembre 2006

Pantelleria, photobook - i capperi

capperi di pantelleria

Nella foto: i capperi di Pantelleria. L’isola, grazie alla conformazione ed alla costante esposizione al sole, con un clima caldo-asciutto grazie al vento (sulla toponomastica torneremo), produce una quantità ingente di capperi. Se ne trovano ovunque, e a giugno, poco prima della fioritura, si possono cogliere. In effetti, il cappero che conosciamo è il bocciolo, non ancora apertosi: il fiore del cappero è dunque un’occasione persa!

Grazie ai consigli di un anziano signore del luogo (pantesco=abitante di Pantelleria), ne ho colti un vasetto, che ho poi salato due volte (un paio di giorni la prima, una ventina la seconda), prima di lavarli con l’aceto e metterli sottolio, per farli riposare ancora un mesetto. Li ho colti molto piccoli, e in effetti il sapore è estremamente pungente. Ora li ho quasi finiti… sigh! sob!

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Pantelleria, photobook - il dammuso

colazione a Pantelleria

Bastano poche parole per descrivere l’isola di Pantelleria. Anzi, non servono proprio. Almeno per far capire di cosa si tratta. Cioè, del calibro delle emozioni che può offrire. Inizia qui il racconto per immagini di Pantelleria.

Nella foto: il sottoscritto, in fase goduriosa avanzata, verso le nove di mattina, di un’assolato giorno di giugno. Colazione con vista Mediterraneo, Africa, in zona Scauri (sullo sfondo). La superficie bianca è il solarium del Dammuso Urania, trovato grazie a Il Giramondo, Dammuso.com, Giovanni Matta. Si notano, sul tavolino, cannoli provenienti da Palermo, pasticceria Santoro.
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20 Dicembre 2006

I treni nuovi!

Oggi sono salito (finalmente) in un treno (Interregionale) degno di tal nome. Nuovissimo, due piani, presa di corrente per ogni coppia di posti, spazio a sufficienza, monitor che indicano stazioni del percorso, ritardi, orario, itinerario, rumori ovattati. Insomma, un treno normale. Finalmente!

(ora vediamo se dura, e come dura: già si vedono segni di incuria, tipo capelli sui sedili, polvere vicino ai finestrini e sui sedili stessi… ahò ma qualcuno li pulisce ’sti treni o no?)
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18 Dicembre 2006

Beppe Maniglia, icona di Bologna

In centro a Bologna, sono tante le cose da vedere. Semmai doveste sentire un suono assordante, watt sparati a mille, ed una moto parcheggiata nei pressi del Nettuno, con un equipaggiamento "eccessivo", siete in presenza di Beppe Maniglia. Un mito, un eroe, per tutti un idolo.

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Non oso descriverlo: molto meglio di me hanno fatto qui, qui, ma soprattutto nel sondaggio di Halloween i bimbi bolognesi.

Una cosa aggiungo: Beppe Maniglia è la linea di demarcazione tra la città e la metropoli, nel senso (ampio) di qualcosa fatto per l’uomo e qualcosa di spersonalizzato. Finché in centro ci sarà Beppe Maniglia, Bologna potrà ancora dirsi una città, e le persone potranno ancora chiamarsi protagoniste.

Poi arriveranno le catene di salumerie precotte, i supermarket di verdura in via Clavature, e allora non andremo più a vedere Beppe Maniglia, ma il clown cococo pagato dal Macdonald di fronte.
(deriva nostalgicopopolare, forse eccessiva)
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15 Dicembre 2006

Amsterdam, questa sconosciuta

Senza starla a ripubblicare per intero, inserisco qui il link ad una descrizione (che feci tre anni fa) relativa ad Amsterdam. Nel caso aveste voglia di visitarla, potrebbero esserci notizie interessanti.

Buona lettura!
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11 Dicembre 2006

Roma: prospettive

Poche parole, e quattro modi di rendere una delle più celebri fontane del mondo.

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Il Polesine, quando non c’è nebbia

Il Polesine sa regalare paesaggi talmente belli e selvaggi, quando non c’è nebbia, tali da far sembrare la Val Padana solo un grande catino. Queste sono state scattate dal treno, in giorni di novembre particolarmente tersi, al tramonto.

Nella prima si vedono gli appennini bolognesi (siamo sopra il Po, a Occhiobello): distanza, circa 50 Km. Nella seconda invece le montagne del Garda (distanza: più di 80 Km).

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9 Dicembre 2006

La Giuggiola, vicino lo Stadio Del Conero, Ancona

Sabato 8 sono stato alla Giuggiola. La Giuggiola (pessimo sito web) è per gli anconetani l’agriturismo per antonomasia. "Dove vai?" "Alla Giuggiola". "Ah, lì dopo el stadio?". "Scì, scì, quelo lì, dopo l’arco dej Angeli". Per un ancunetà, non è difficile trovare il posto: dallo Stadio Del Conero (vicinissimo all’autostrada), si va verso l’arco degli Angeli, seguendo un salitone che rimane in direzione Camerano. Dopo la rotatoria, quasi alla fine della discesa, a sinistra c’è l’agriturismo, poco lontano dalla strada. Poco prima della Giuggiola, c’è un casolare abbandonato, circondato da bellissimi alberi, che mi piacerebbe eleggere a mia futura dimora, chissà.

Tra l’altro, ho scoperto che alla Giuggiola ci lavora (non è il proprietario, come erroneamente credevo) il mitico Simò Brinò (Simone Brinoni), ex angelo biondo del Dorico, nella rosa che raggiunse la prima Serie A dell’Ancona, 1991/92. 

Per giungere al pranzo: ottimi i primi, nell’ordine tagliatelle al ragù, un classico delle nostre parti, e ravioli con le noci, burro e rucola.
Buono anche l’arrosto di carne, così come il fritto: qualcosina di ascolano (tipo olive e cremini, ma pochi), la carne, di cui il fritto non copriva il sapore, cavoli e radicchio, ben pastellati.

Come sempre negli agriturismi, ordinare vino in bottiglia, per quanto il Rosso Conero ed il Verdicchio della casa non fossero affatto malvagi.

Ottima la grappa (non ho chiesto - mea culpa - di che vitigno fosse, stavo parlando con alcuni miei amici!).

Del prezzo non so dirvi, ma normalmente è intorno ai 25 Euro a persona, qualcosa di più ordinando vino in bottiglia, e mangiando tutto, in porzioni più che abbondanti.

A chiosa di tutto ciò, uno scenario assolutamente bucolico, campagna tutt’intorno ed il campanile di Camerano che - giustamente - si staglia più alto di tutti.

(come scarico le foto, le metto online, quindi ogni tanto ripassate!)
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7 Dicembre 2006

Da Gigina, a Ferrara: i caplaz

A Ferrara sono particolarmente affezionato, avendoci vissuto un anno, da giugno 2005 ai primi di luglio 2006, fino alla finale dei mondiali (cosa che aumenta i bei ricordi legati alla città…). Ora ci vado di tanto in tanto, a salutare gli amici di quell’anno, o amici sin da prima che vi abitano.

A parte la bellezza, e le bellezze della città (l’altissima concentrazione di belle ragazze pari a quella di Portonovo a metà giugno, a scuole concluse), un posto da visitare, per il cibo e l’atmosfera che si respira, è senza dubbio la trattoria Gigina. Uscendo dalla stazione, a destra, si percorre un vialone che corre parallelo alla ferrovia. Alla biforcazione del vialone c’è la trattoria, come baluardo della tradizione contro un traffico crescente e la selvaggia urbanizzazione simboleggiata dal palazzone della Darsena. Sembra di prendere una macchina del tempo, soprattutto le sere d’estate, sui tavolini all’aperto, con le zanzare che stranamente serbano clemenza agli avventori.

Da Gigina, martedì e sabato fanno i caplaz, la versione ferrarese dei tortelli di zucca, tipici di tutto il circondario (Mantova, quelli originali, ma anche Reggio, Modena, non si trovano a Bologna). Fatti a mano dalle matrone che comandano la cucina: uno spettacolo spiare quanto accade dietro le quinte. E quando capita, attendermi uno scappellotto, come nella migliore tradizione delle zdaure.

Poi, non da meno, la salama da sugo ferrarese, il cui decalogo è stato magistralmente descritto da Stefano Lolli, ferrarese DOC.

Ecco, Gigina è precisamente questo: un viaggio nel tempo, prima ancora che una buona esperienza di tradizione. Indubbiamente da provare. Attenzione, al sabato apre solo di sera.

Trattoria Gigina
Via San Giacomo, 51
Ferrara

Costo: intorno ai 20 Euro a persona se mangiate tutto ma proprio tutto.
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6 Dicembre 2006

Riprendiamoci novembre

Questo post è scritto in ritardo sul calendario, ma intorno all’otto dicembre, penso sempre la stessa cosa. Esistono mesi, che stanno scomparendo, perché non hanno scadenze cicliche commerciali. Uno di questi è novembre, chiuso com’è tra Halloween ed il Natale. Novembre è "il mese dei morti", lo sappiamo tutti, il mese dell’uggia, delle giornate sempre più corte (il sole che muore, al contrario di dicembre, in cui tutto si prepara per la nascita del sole stesso, poi diventato il Natale cristiano), dell’anonimato (l’unica festività è il primo, e la tradizione (in realtà il due novembre) impone di recarsi al cimitero; ultimamente è stata enfatizzata la festa di Halloween, cioè la vigilia di Ognissanti, diventata oramai scadenza commerciale. Il due novembre - che è festa solo per i pescatori, oramai - parte già la campagna natalizia. Novembre è ridotto a mese interlocutorio.

Eppure, esistono date da non dimenticare, perché fanno parte della nostra tradizione. Se Halloween è stata ripresa (più che altro perché è molto sentita negli USA), San Martino sta scomparendo. Eppure, è una data importantissima: un tempo si stipulavano gli accordi agrari, si commerciava il bestiame, si festeggiava pasteggiando con l’oca. E’ "l’estate di San Martino", sono le castagne, il vino novello, la festa al maiale che può cominciare.

Ed è ache il mio compleanno (il 30, qualche giorno fa). Novembre è novembre. Non voglio che diventi "il mese prima di dicembre".
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