TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio di Novembre 2006

30 Novembre 2006

Eurostuck

Non c’è che dire: l’Eurostar è nato dalla mente malvagia di un pazzo. Strettissimo, non riesco neanche a tenere il portatile sulle ginocchia e scrivere decentemente, se lo metto sul tavolino devo allungarmi come uno struzzo (e sì che sono alto); ogni volta che arriva qualcuno a sedersi ci si deve alzare esibendosi in contorsionismi vari, la prossimità fisica agli altri sedili è imbarazzante, nulla è governabile dall’interno, si subiscono caldo, freddo, luci e malesseri altrui.

Solo che l’Interregionale da Bologna a Roma non c’è, o ce n’è forse uno a chissà che ora della notte. e se ci fosse, sarebbe sporco e lento, perché inadatto all’alta velocità (che da Arezzo a Roma c’è da più di vent’anni, rara specie ormai in questa tratta). Il miglior compromesso sarebbe l’Intercity, che peraltro impiegava il medesimo tempo (meno di tre ore per 413 Km) ai bei tempi.

Ora, restano un supplemento e tanto restringimento.

Mah!
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29 Novembre 2006

Island of Hope, Island of Tears. Ma ora è davvero emozionante!

Navigando qua e là per la rete (eh, già, perché anche - anzi, soprattutto, nel web si viaggia!), mi sono imbattuto sul sito del Museo dell’Immigrazione di Ellis Island, New York. Non credo esista maniera migliore di iniziare una visita negli Stati Uniti, anzi, in America - ché questa è l’America - che andare subito a Ellis Island, passando per la Statua della Libertà. Purtroppo, non sono mai stato a New York, e le mie esperienze a stelle e strisce si limitano, ahimé, a Seattle, ma, se dovessi andarci, inizierei così, stanco de viaggio, col fusorario ancora addosso, per capire ancor meglio la sensazione di uno degli oltre dodici milioni di immigrants che hanno varcato la soglia di questo archetipico Cpt.

Il migliore ritratto filmico di questo luogo nel tempo che fu - anche se molto romanzato e poco attinente alla cruda realtà - è quello tracciato da Coppola nel Padrino,  parte seconda. Questo invece il filmato del suo stato attuale, fintamente decaduto.

Invece, è possibile, su Ellisisland.org, trovare traccia di chi è passato di lì tra il 1892 e il 1954. E’ così che ho fatto per scoprire quando vi approdò il mitico zio Gigio da Civitanova, che poi tornò in Italia e fece fortuna. C’è anche il manifesto originale!

E’ bello tentare di ricostruire le proprie origini passando attraverso un luogo in cui tante speranze, ma anche tante lacrime, sono state riposte.
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28 Novembre 2006

La Corte Vecchia, a Polesella, tempio della carne.

Il Polesine è terra di palude e nebbia. Tra Rovigo e Ferrara, quel che c’è è dato saperlo in alcuni momenti dell’anno. Muoversi in quelle strade, di notte, d’inverno, è sfidare il destino. Mica sempre, ci mancherebbe, anzi, ora la nebbia come una volta non si vede più, dicono da queste parti.

Ad ogni modo, tra Rovigo e Ferrara c’è il Polesine. E dunque, Polesella. Ovvio, no? Badia Polesine, Fratta Polesine, Grignano Polesine, Polesella. E a Polesella, la Corte Vecchia. E’ facile trovarla, sta lungo la SS 16 adriatica, che diventerà adriatica sul serio verso Ravenna. E’ una vecchia corte, per l’appunto, lungo l’argine del Po. Rappresenta quell’architettura povera che rimane in piedi, quella storia parallela che ora viene riscoperta ed apprezzata.

Come entrate, vedete subito il forno a legna. E’ bene dirlo: è tutta colpa sua. Andate alla Corte Vecchia e non state a perdere tempo sui primi. E’ la carne, cotta sul forno a legna, la vera star del locale. Ho assaggiato la fiorentina, la tagliata, la porchetta, il carrè di manzo al sale e non hanno affatto sfigurato. Chi mi ha messo veramente in condizioni da standing ovation sono state la fiorentina e la porchetta, seguite a ruota dal manzo. La tagliata è ottima, così come gli affettati, ma non ci andrei apposta (ok, io gli ottimi affettati li ho in casa, non vale).

Generalmente, nei grandi pranzi, servono un Prosecco decisamente piacevole, che non sfigura neanche con la carne. Altrimenti, chiamate (o portatevi dietro) una bottiglia di buon rosso, e sarete felici.

Lasciate stare il vino della casa, è assolutamente imbevibile.

Conto: difficile superare i 30 Euro mangiando veramente parecchio.
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Mangiare a Roma: la Grotta Amatriciana, vicino Termini

Roma è una città che va esplorata. Il bello è che non si finisce mai di farlo! Ebbene: nell’ultimo giro, ho trovato un posto che, specie per un pasto "al volo", si presta particolarmente. E’ la "Grotta Amatriciana", in via Principe Amedeo, di fianco al Best Western. Dista cinque minuti a piedi da Termini, ma vale la pena come ottima alternativa alla robbaccia che si trova in stazione.

Anche perché ti dà l’idea (non artefatta, lo giuro!) di immergerti per un attimo (è’ un seminterrato!) nella Roma di Alberto Sordi. Il proprietario, Fernando, è di Amatrice, arrivato a Roma negli anni Cinquanta (chee ciabbatte e ‘e pezze ar culo), ed è parte integrante del paesaggio, che si compone anche di altri soggetti ultracaratteristici (lo zoppo con la voce cavernosa, lo straniero che parla romanesco, il giapponese - lui c’è sempre - che fotografa qualsiasi cosa). Ad ogni modo, non fatevi ingannare dalle moine e dalle apparenze: puntate dritti sui bucatini alla amatriciana, e mentre lo fate, sfidate Fernando sull’onore (cose tipo sei di Amatrice… ecc. ecc.).

Mi ringrazierete.
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Le trattorie a Trastevere

Roma è secondo me l’ultima città di grandi dimensioni in cui si riesce a mangiare bene senza spendere grosse cifre. Forse perché è grande, forse perché non ha percentualmente i piè di lista di Bologna (ché il panorama gastronomico di Bologna è scadente a causa delle fiere, non - come taluni pensano - per l’Università, che anzi è causa della fama). Forse perché ha sempre avuto una campagna immensa che la circonda. In effetti anche oggi, poco dopo il raccordo si trovano i campi. A Milano è più difficile, così come nella via Emilia.

Ad ogni modo, sono stato a Trastevere, e devo dire che ho mangiato deliziosamente. Una volta da Augusto, a piazza Renzi (appena sopra Santa Maria in Trastevere): ottimo, se ci andate, l’agnello. Caratteristico il posto, col conto scritto a penna sulla tovaglia di carta. Non fermatevi, nel bene e nel male, alle apparenze. Augusto merita, senza dubbio.

Un’altra trattoria provata, ma senza fare salti di gioia, è stata Papa Re. Via Lungaretta, poco distante dal Viale, discreti i bucatini cacio e pepe.

Ottima, invece, e dovete andarci, la Gatta Buia, via del porto, 1. E’ al posto dell’ex Ciceruacchio, vicino al lungotevere Ripa. Fantastici i primi (romani, carbonara, gricia, amatriciana e cacio pepe), eccezionale la carne, celestiali - da provare - i carciofi alla giudìa. Anchei dolci, fatti in casa, notevoli. Oltretutto, il vino - contrariamente alle altre trattorie, dove quello della casa è quel che è, era valido (se lo fanno imbottigliare loro, mi pare). Il conto, dopo una cena luculliana, è stato sui 30 Euro. Ma il livello del pasto alto.
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22 Novembre 2006

Girando per Roma: note a caso

Vale sempre la pena di trascorrere qualche giorno a Roma. Rilassa. E’ incredibile come si passi dal casino alla calma e al silenzio in pochi metri. Dal lungotevere rumoroso e puzzolente a Villa Farnese, dal traffico a Castel Sant’Angelo, da Piazza Venezia a Torre Argentina, che nella stessa piazza offre rumori e tranquillità. Ho avuto la fortuna di trascorrere un weekend in completo relax, potendomi dedicare all’esplorazione della città.

A me piace girare Roma a piedi: mi sembra di catturarla, di coglierne la dimensione, lo spazio, di rimpicciolirla. Mi piace a piedi perché così si girava a Roma negli anni Venti e Trenta di Petrolini, nei Quaranta e Cinquanta di De Sica e Fellini, e nei primi Sessanta - magari con qualche macchina sportiva nel traffico pressoché assente - dei Vitelloni e del Sorpasso.

Talvolta, giusto per accorciare quando sono stanco, uso il bus. La metro la lascio per i giorni lavorativi, quando il Tempo, ahimé, si restringe assai.

Alloggiando a Via dei Gracchi, partiamo subito coi Musei Vaticani. Non ci ero mai stato: mi son incantato nella sala delle carte geografiche (mi sono sempre piaciute), ci ho passato un’ora. Così come nelle Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina (un po’ meno, lì, non si respirava). Il resto lo lascio alle prossime visite, ai Musei Vaticani va fatto così, o non si assapora nulla.

Pranzo a Trastevere (e vojo vede!), e poi a piedi, il sabato e la domenica.

Note sparse: eccezionali le trattorie di Trastevere, ne parlerò a parte. Meravigliosi i frullati di Pascucci, specie banana e cachi con latte di soia; nota stonata - a sorpresa - Sant’Eustachio, che mi pare calato parecchio dai livelli di un paio di anni fa. Il suo caffè, comunque notevole, non mi ha regalato le stesse emozioni.

Fantastica via dei Coronari, non l’avevo mai vista; al contrario, Porta Portese oramai (non per colpa sua), è identica alla fiera di qualsiasi patrono in qualsiasi villaggio italiano. Avrei voluto visitare bene la tanto bistrattata Piazza Vittorio, dopo il film-documentario sull’Orchestra omonima. Per la prima volta sono entrato a San Luigi dei Francesi-odiosi, che ci hanno cacciato a modo loro perché iniziava la messa.

Per il resto, troppe cose ci sarebbero da dire e raccontare sulla Città Eterna. Una per tutte: nel bene e nel male, nell’arte ai massimi livelli, nel cinismo, nel traffico, nella bellezza, è la degna Capitale d’Italia. Degna di avere tutto ciò in sovrabbondanza.

Nel bene e nel male.
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21 Novembre 2006

Alloggiare a Roma: al b&b il Capitello

Come dicevo in precedenza, l’Hotel Diana va bene a livello logistico, ma per il resto non è all’altezza. Perciò, appena possibile, scartabellando nel web, mi trasferisco altrove. E che altrove: zona Ottaviano, a cinque minuti dalle mura vaticane, vicino a piazza Risorgimento. In via dei Gracchi, per la precisione, al b&b Il Capitello. L’ho trovato con Italia Lodging, un’agenzia online piuttosto buona, che in questa zona ha diverse soluzioni. Il prezzo, 90 Euro in b&b, è assolutamente in linea con i livelli di Roma, anzi. Ma la camera è superba, molto spaziosa, un bell’armadio, una lampada da salotto, addirittura un divano, nel caso (remoto) volessimo vedere la tv in comodità.
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Generalmente preferisco il b&b all’albergo, perché è in grado di offrire un miglior servizio, sul medio livello. Nel lusso, il b&b fatica nel reggere il confronto con i multiaccessoriati hotel, ma il contatto diretto col gestore e la maggiore elasticità dibase normalmente rendono l’alloggio migliore.

Il resto lo fa la posizione: San Pietro, ottima base per visitare Roma, i suoi musei, i luoghi, taverne et similia… che racconterò presto! (presto sul serio, è che in centro a Roma Wind prende malissimo, ed io col mio umile pc + cellulare fatico…)
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L’albergo Diana, a Roma

Sono alloggiato al Diana Hotel, di Roma, come ho già scritto in un post precedente.
L’albergo non è un granché, per essere un quattro stelle. Diciamo che nel mio caso, fa il suo. Anche perché non sto molto ad ammattirmi: sono a un minuto da Termini, ma in un posto non necessariamente squallido; una passeggiata di sera la si può sempre fare, anche solo su via Nazionale e dintorni del Teatro dell’Opera; se volessi andare più oltre, bus e metro sono a due passi, e in più ho alcuni ristoranti non malvagi tutt’intorno.

Certo, l’albergo in sé, non merita quello che prende. Ma finché mi rimborsano, va bene così :-)

Certo, poi scoccia constatare che si paga tutto, ma proprio tutto: pay tv letteralmente pay, internet senza fili sì, ma a pagamento con swisscom. Non solo: prese di corrente scarse e cadenti. Ma soprattutto, un caldo allucinante anche a termosifoni spenti e impossibilità di aprire la finestra, o lo smog della città eterna farebbe peggio.

Bella Roma, splendida Roma, ma bisogna alloggiare altrove. E, come vedrete nel prossimo post, l’altrove è tutt’altra cosa.
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6 Novembre 2006

Live from Rome! Direttamente dal T-biz

Sono arrivato a Roma ieri sera. Sarò qui dieci giorni, e dalle sei di sera (nonché il weekend) potrò dedicarmi alla città, che sa regalarmi emozioni e contemplazioni estatiche.

Ieri sera, visto che me lo rimborseranno, ho voluto provare questo tanto sbandierato t-biz. Ebbene: è un Eurostar, quindi scomodo e stretto. Di bisinesse non ha nulla: lo spazio è sempre asfittico. La valigia va lasciata ad inizio treno, la presa di corrente c’è solo alle pareti e non su tutti i posti, come nel normale Eurostar, che costa la metà; girarsi è un’impresa, così come navigare con un cellulare non tim (a quanto sembra, c’è il potenziamento del segnale).

La differenza? Una ragazza che se ne sta impalata a inizio treno (l’hostess), un paio di cose da bere (a scelta la prima, solo acqua la seconda) ed un pacco di biscottini. Inoltre, la prenotazione gratuita del taxi.

In sostanza, al modico - si fa per dire - prezzo di 65 Euro, anziché 37, nella tratta Bologna-Roma hai qualcosa di più scomodo dell’Eurostar, con gli stessi servizi del Cisalpino, che però ce li ha da dieci anni, e costa un terzo.

Morale: aridatece l’interziti!!!

Ora sono alloggiato al Diana, fino a venerdì: presto una recensione online. Stay tuned!
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