TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

Archivio di Ottobre 2006

6 Ottobre 2006

Diario di viaggio in UK, aprile 2005. Giorno 8 aprile

Inizia oggi la (ri)pubblicazione del diario di viaggio in Uk: ho tutto scritto sul blocchetto, a mano, come una volta (!), perciò ci metto un po’ a trascrivere.

Il diario sarà giorno per giorno, per facilitarne la lettura.

Buona lettura!
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Le storie che si intrecciano, sempre, ancor più nei viaggi: il ferroviere col figlio sfortunato, che si recano per l’ennesima volta in Piemonte per le cure, i romagnoli che preparano il weekend, le ragazze che vanno a divertirsi dopo essere state mollate, con un senso di rivalsa e di libertà insieme.

E’ bello godersi questo spettacolo passando, parlando, scherzando con chi ne ha voglia, pur non avendone ben donde, anche solo scambiando gli sguardi. E poi l’aereo, l’ennesimo, da uno degli aeroporti più piccoli d’Italia, ed anche più lenti: a Forlì, da quando sono stati colti in fallo sulla violabilità dell’aeroporto, fanno storie anche per un lucchetto nella borsa.

Strano mondo, quello di Ryanair, ma forse è solo l’esasperazione della realtà: non esiste il piacere del viaggio, siete qui solo perché avete risparmiato, ora vi spenniamo coi drink, i biglietti, le carte telefoniche e le lotterie; e non vi lamentate se i sedili sono attaccati tra loro, la prossima volta vi svenerete con Alitalia & soci.

Certo, guai a chi fiata, grazie a loro (o al libero mercato) si vola con due lire, e l’importante, in aereo, è arrivare, non viaggiare. Per quello c’è il treno, o l’auto, o l’interminabile pullman. Che comunque costano di più, in soldi, tempo e fatica fisica. L’aereo è il T-U-R-I-S-M-O tutto maiuscolo, come l’autostrada, che non ti fa vedere la destinazione nel suo formarsi, ma te la presenta avulsa dal resto, attraverso un non-luogo. All’arrivo, comunque, ci sarà poco da pensare e contemplare, sul pullman e via verso la grande, caotica, frenetica ma sempre affascinante Londra.

L’arrivo in città non è dei migliori: freddo allucinante (e qualche spruzzo di neve!), caos come sempre, e come sempre servirebbe una mezza giornata di rodaggio che non c’è.

La Dolce Vita, mèta di questa tappa londinese, è un evento decisamente eccellente, per il panorama che offre sia ai visitatori che agli operatori: non è azzardato sostenere che Earl’s Court, in questi 3 giorni, passa molto del Regno Unito che vuole comprare casa in Italia. E nelle Marche, in questo momento la destinazione numero uno. Quel che non riesco ad apprezzare (ma comprendo benissimo, del resto i soldi servono sempre), è lo spazio eccessivo dato a Bertolli, ambasciatore di un’italianità montezemoliana, tutta facciata e col nulla dentro, una deriva che - ahimé - la Toscana ha imboccato da tempo (per fortuna non tutta).

Un giro per farmi conoscere, un altro per farmi ri-conoscere, da Mauro di Marcheshire e dagli amici di Paradise Possible, che con Gabriele della Bontà delle Marche hanno iniziato a vendere online a Londra (peccato non lo abbiano fatto anche in Fiera, pur considerando i problemi per l’organizzazione: l’occasione era ghiotta per loro e per i visitatori). Non essendo la fiera molto grande (il che è un pregio), mi lascia il tempo per una buona dose di nostalgia tra la Piccadilly, la District Line, e per una cena al Ristorante Camerino.

Dove purtroppo non vedo Paolo, il proprietario, di San Severino Marche, a Roma per i funerali del Papa; ma incontro Natalia, e le pappardelle al cinghiale, di pregevole fattura, tirate a mano dallo chef veneto. Niente male il ristorante: classica atmosfera da grande città europea, piuttosto formale, ma di quella formalità gentile, delicata, non fastidiosa, comunque notevole per chi è abituato ai modi spicci nostrani, non solo delle trattorie. Porzioni generose, buona carta dei vini, prezzi non eccessivi (siamo a Londra, e qui si spendono 35 Pounds a testa per primo, secondo, caffè, acqua e una buona bottiglia di vino, alzandosi di tavola sazi, anzi lasciando qualche cosa sul piatto), tra l?altro consultabili anche sul sito del ristorante, assieme al menu. Non aspettatevi, dal nome, di trovare qualcosa di ?marchigiano?: magari lo sarà fra qualche anno, se le Marche troveranno il loro meritato (?) seguito.

Veramente poco di inglese so far, ma del resto, Londra è inglese?

Domattina, 9 aprile, sveglia alle 5.45, e partenza per il Devon - quello sì, la "verde Inghilterra".
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4 Ottobre 2006

Il Tempo è denaro, ed il Viaggio muore

Quando penso al tempo, mi viene sempre in mente l’adagio "il tempo è denaro". In realtà, oggi, sarebbe meglio dire che il tempo è una perdita di denaro.

Il tempo è denaro vale solo per quanti vengono pagati a ore: più tempo si impiega a fare una cosa, più si guadagna.
Per tutti gli altri, più tempo si impiega e peggio è.

Se l’aria è vita, l’acqua è vita, significa che più se ne assume (senza esagerazioni, ovviamente), è meglio si sta. Per il tempo, analogo discorso non vale.

E si badi, anche per il tempo libero è lo stesso: tutto deve incastrarsi, deve collimare alla perfezione per massimizzare la quantità di tempo libero, che libero non è per nulla. Libero è ciò che non viene predeterminato. Se io fisso il mio tempo libero dalle 5 alle 7, non sono libero per nulla. Il tempo libero è il tempo che mi prendo, quando voglio. Se ho voglia di non pensare a nulla dalle 8 alle 10, che sia così. Non ha senso che non lo si possa fare, così come se voglio lavorare dalle 20 alle 23, mi si lasci operare. E poi guai ad oziare: l’ozio sembra non esistere più, c’è solo il Pericolo della Noia. E pensare che la mente vaga libera solo quando ozia.

Questo per noi sembra un concetto talmente astruso, da pigri, da fannulloni, da lavoratori occasionali (giammai! il lavoro sicuro in Italia è Religione), che ci illudiamo di avere Tempo Libero.

Ah, beata stirpe di coscienze schiave! Non esiste il Tempo Libero, ed il Viaggio sta morendo. Il Turismo, ed il suo migliore alleato, il Programma, stanno opprimendo quest’antichissima abitudine. Quando viaggiare era - per carità, diciamolo - pericoloso, imprevedibile, ma anche padrone del Tempo che richiedeva.
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Alla ricerca di ristoranti. HELP!

Chiedo l’aiuto di tutti per trovare i ristoranti migliori per qualità/prezzo. Il motivo è molto semplice: quando organizzo i tour, o mi vengono proposti (e comunque, non solo in quelle occasioni), la nota dolente (avendo viaggiato anche voi, sono sicuro che ve ne sarete accorti, nei viaggi organizzati) è sempre il mangiare.

Le cose sono due: o si trovano posti che costano poco, ma spesso si mangia anche male; oppure posti costosi, anche validi, a scapito del prezzo del pacchetto (che è poi ciò che tutti guardano).

Io un piccolo database ce l’ho: sarebbe carino che ciascuno di voi segnalasse un posto dove, avendo mangiato bene, si è visto consegnare un conto da meno di 30 Euro a persona (per un pasto più che sufficiente).

Ogni segnalazione verrà pubblicata qui: nel posto che ci ispira di più, organizzeremo una cena.

Forza con le segnalazioni!

(… e da quel giorno rimase solo …)
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2 Ottobre 2006

Firenze, lunedì 18 settembre.

Gli Uffizi

Firenze è una di quelle città delle quali non finiresti mai di riempirti. Provo sempre un’emozione, al contemplarne i monumenti, che solo a Roma o Venezia è superiore.

Domenica sera, dopo aver passato una bellissima giornata a Volterra, con un’epica mangiata a casa di amici/parenti (tralascio il menu, ve lo lascio immaginare) e la visita del paese (con mia sorpresa ancora non totalmente sputtanato dal turismo pictoresque), siamo arrivati in auto a Firenze, in serata.

L’alloggio l’ho già descritto qui, e con l’auto si raggiunge in breve. Certo, non fossimo andati a Volterra, avremmo preso il treno ed alloggiato in centro, ma anche così non è stato male. Col parcheggio gratuito tutto il giorno, quindici minuti di bus e la possibilità di approvvigionarsi a poco prezzo nella fantastica panetteria accanto all’albergo, a pochi Euro ci siamo concessi una splendida ed assolata giornata fiorentina.

La passeggiata è iniziata, come ovvio, a Santa Maria Novella, che cela una fantastica piazzetta, verde e tranquilla, dalla parte opposta della stazione. Sempre in zona, l’ufficio informazioni ci offre una mappa della città e le notizie utili, che non nuocciono mai, visto che scioperi, chiusure improvvise o aperture inaspettate possono cambiarti la giornata. La mappa la utilizziamo, io e Francesca, per la nostra collezione di cartine geografiche dei luoghi visitati: siamo arrivati a coprire una bella fettina di penisola (oltre all’estero).

Da Santa Maria Novella (davanti alla famosa stazione, cantata anche da Pupo quando ancora faceva qualcosa di decente) al resto del centro sono pochi piacevoli passi, tra vicoli (generalmente puliti, anche se trafficatissimi e coi marciapiedi molto stretti) e vie principali, tra cui Via dei Calzaiuoli. Questa strada, commerciale con tutto ciò che ne consegue, mi ricorda troppo i sabati pomeriggio adolescenziali dello struscio, in Corso Garibaldi giuppelcorzo, ad in Ancona. La gente accalcata, le vetrine luminose, talvolta qualche VIP, tra la folla che, qui, non si abbandona a provinciali resse da autografo.

Leonardo da VinciAnche gli Uffizi hanno la loro poetica bellezza il lunedì, chiusi e semideserti. Le statue dei padri fondatori dell’Italianità nel mondo (Guido d’Arezzo, mai ricordato abbastanza, Giovanni da Verrazzano, quello che scoprì New York, Amerigo Vespucci, Leonardo da Vinci), ed in patria (Dante, Petrarca, Boccaccio), allineate lungo la parte esterna del loggiato, hanno una maestosità che gli altri giorni si perde nel rumore della folla in coda per il museo.

Mi piace girare nelle città col sole invernale, o nei giorni feriali - ove possibile - per respirarne l’essenza. Il cortile di Palazzo Pitti, lunedì, era semideserto, e sdraiarsi lì davanti, magari leggendo un giornale, come davanti a Santa Maria Novella, mette una tranquillità quasi estatica, visto che alzando gli occhi c’è la Bellezza.

Per di più - God bless Internet - ci siamo anche scaricati, sul nostro lettore mp3, le audioguide di alcune parti della città. La voce di Claudio Capone, per niente inflazionata direi, ci accompagnava per il Duomo e poi Piazza della Signoria, assieme alla goduria per aver goduto gratuitamente di una guida più che discreta.

Piazza della Signoria

Ovviamente, a pranzo ci siamo fiondati a San Lorenzo. Come da Livio a Verona, Sant’Eustachio a Roma, Santoro ed il chioschetto lì davanti a Palermo, il Caffè Sicilia a Noto, e i panzerotti da Luini a Milano, Nerbone, dentro il mercato fiorentino, è meta di pellegrinaggio. Il lampredotto, così come a meuza a Palermo, mi intriga da morire, ed il battuto verde che servono sopra è eccellente. Un bicchiere di vino rosso, non malvagio, e sono a posto.

Da Nerbone

Pronto per un gelato da Grom. Ho scoperto quasi per caso il posto, dietro il Duomo, poco lontano da Pegna, una drogheria che non sai se definire typical (di quelle che verrebbe voglia di battere i piedi per terra, con le mani strette al viso tipo Munch, urlando istericamente "UUHhhhhhhh, com’è tttiiiipicooooooo!!!") o affascinante. In effetti, si trovano alcuni prodotti, in questa drogheria-come-una-volta, non eccessivamente massivi, a prezzi ancora abbordabili.

 la Drogheria Pegna

Grom, dicevamo, è invece una gelateria molto interessante, specie per i gusti di frutta. Niente a che vedere con i gelatoni pompati, a beneficio della folla festante, in vaschette strabordanti aria e coloranti. Qui il sapore del gelato ti ricorda la bontà di un prodotto devastato nel 97% delle gelaterie. Ero un po’ titubante nel vedere che ha diversi punti vendita in Italia, ma il gelato decisamente merita.

Che altro? Ci siamo rimessi in autobus, e da lì in auto verso Bologna. Certo, in treno avremmo impiegato un’ora in tutto, qui due e mezza nel traffico, ma tant’è. Di sicuro, iniziare una settimana con il Bello negli occhi, rimette in pace col mondo. Firenze, di Bello ne ha ancora tanto, non solo l’aria.
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