Firenze, lunedì 18 settembre.

Firenze è una di quelle città delle quali non finiresti mai di riempirti. Provo sempre un’emozione, al contemplarne i monumenti, che solo a Roma o Venezia è superiore.
Domenica sera, dopo aver passato una bellissima giornata a Volterra, con un’epica mangiata a casa di amici/parenti (tralascio il menu, ve lo lascio immaginare) e la visita del paese (con mia sorpresa ancora non totalmente sputtanato dal turismo pictoresque), siamo arrivati in auto a Firenze, in serata.
L’alloggio l’ho già descritto qui, e con l’auto si raggiunge in breve. Certo, non fossimo andati a Volterra, avremmo preso il treno ed alloggiato in centro, ma anche così non è stato male. Col parcheggio gratuito tutto il giorno, quindici minuti di bus e la possibilità di approvvigionarsi a poco prezzo nella fantastica panetteria accanto all’albergo, a pochi Euro ci siamo concessi una splendida ed assolata giornata fiorentina.
La passeggiata è iniziata, come ovvio, a Santa Maria Novella, che cela una fantastica piazzetta, verde e tranquilla, dalla parte opposta della stazione. Sempre in zona, l’ufficio informazioni ci offre una mappa della città e le notizie utili, che non nuocciono mai, visto che scioperi, chiusure improvvise o aperture inaspettate possono cambiarti la giornata. La mappa la utilizziamo, io e Francesca, per la nostra collezione di cartine geografiche dei luoghi visitati: siamo arrivati a coprire una bella fettina di penisola (oltre all’estero).
Da Santa Maria Novella (davanti alla famosa stazione, cantata anche da Pupo quando ancora faceva qualcosa di decente) al resto del centro sono pochi piacevoli passi, tra vicoli (generalmente puliti, anche se trafficatissimi e coi marciapiedi molto stretti) e vie principali, tra cui Via dei Calzaiuoli. Questa strada, commerciale con tutto ciò che ne consegue, mi ricorda troppo i sabati pomeriggio adolescenziali dello struscio, in Corso Garibaldi giuppelcorzo, ad in Ancona. La gente accalcata, le vetrine luminose, talvolta qualche VIP, tra la folla che, qui, non si abbandona a provinciali resse da autografo.
Anche gli Uffizi hanno la loro poetica bellezza il lunedì, chiusi e semideserti. Le statue dei padri fondatori dell’Italianità nel mondo (Guido d’Arezzo, mai ricordato abbastanza, Giovanni da Verrazzano, quello che scoprì New York, Amerigo Vespucci, Leonardo da Vinci), ed in patria (Dante, Petrarca, Boccaccio), allineate lungo la parte esterna del loggiato, hanno una maestosità che gli altri giorni si perde nel rumore della folla in coda per il museo.
Mi piace girare nelle città col sole invernale, o nei giorni feriali - ove possibile - per respirarne l’essenza. Il cortile di Palazzo Pitti, lunedì, era semideserto, e sdraiarsi lì davanti, magari leggendo un giornale, come davanti a Santa Maria Novella, mette una tranquillità quasi estatica, visto che alzando gli occhi c’è la Bellezza.
Per di più - God bless Internet - ci siamo anche scaricati, sul nostro lettore mp3, le audioguide di alcune parti della città. La voce di Claudio Capone, per niente inflazionata direi, ci accompagnava per il Duomo e poi Piazza della Signoria, assieme alla goduria per aver goduto gratuitamente di una guida più che discreta.
Ovviamente, a pranzo ci siamo fiondati a San Lorenzo. Come da Livio a Verona, Sant’Eustachio a Roma, Santoro ed il chioschetto lì davanti a Palermo, il Caffè Sicilia a Noto, e i panzerotti da Luini a Milano, Nerbone, dentro il mercato fiorentino, è meta di pellegrinaggio. Il lampredotto, così come a meuza a Palermo, mi intriga da morire, ed il battuto verde che servono sopra è eccellente. Un bicchiere di vino rosso, non malvagio, e sono a posto.

Pronto per un gelato da Grom. Ho scoperto quasi per caso il posto, dietro il Duomo, poco lontano da Pegna, una drogheria che non sai se definire typical (di quelle che verrebbe voglia di battere i piedi per terra, con le mani strette al viso tipo Munch, urlando istericamente "UUHhhhhhhh, com’è tttiiiipicooooooo!!!") o affascinante. In effetti, si trovano alcuni prodotti, in questa drogheria-come-una-volta, non eccessivamente massivi, a prezzi ancora abbordabili.

Grom, dicevamo, è invece una gelateria molto interessante, specie per i gusti di frutta. Niente a che vedere con i gelatoni pompati, a beneficio della folla festante, in vaschette strabordanti aria e coloranti. Qui il sapore del gelato ti ricorda la bontà di un prodotto devastato nel 97% delle gelaterie. Ero un po’ titubante nel vedere che ha diversi punti vendita in Italia, ma il gelato decisamente merita.
Che altro? Ci siamo rimessi in autobus, e da lì in auto verso Bologna. Certo, in treno avremmo impiegato un’ora in tutto, qui due e mezza nel traffico, ma tant’è. Di sicuro, iniziare una settimana con il Bello negli occhi, rimette in pace col mondo. Firenze, di Bello ne ha ancora tanto, non solo l’aria.






