TOURblog

Il diario popolare, in giro per l’Italia, di Angelo Recchi, tour leader

19 Ottobre 2006

Diario di viaggio in UK, aprile 2005. Dal 9 in poi.

Vi avevo lasciato con il primo giorno in Uk. Qui, un divertente articoletto, a mo’ di sito, sui giorni successivi , nel Devon. Unica pecca: è in inglese, il mio maccheronicissimo inglese. Epperò, noi viaggiatori l’inglese lo capiamo, nevvero? Ad ogni modo, se volete il tutto in italiano, well, ecco qua!

Qui invece la visita di Liverpool (e la previsione di cosa sarebbe successo - sportivamente parlando - un mese e mezzo dopo)…

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6 Ottobre 2006

Diario di viaggio in UK, aprile 2005. Giorno 8 aprile

Inizia oggi la (ri)pubblicazione del diario di viaggio in Uk: ho tutto scritto sul blocchetto, a mano, come una volta (!), perciò ci metto un po’ a trascrivere.

Il diario sarà giorno per giorno, per facilitarne la lettura.

Buona lettura!
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Le storie che si intrecciano, sempre, ancor più nei viaggi: il ferroviere col figlio sfortunato, che si recano per l’ennesima volta in Piemonte per le cure, i romagnoli che preparano il weekend, le ragazze che vanno a divertirsi dopo essere state mollate, con un senso di rivalsa e di libertà insieme.

E’ bello godersi questo spettacolo passando, parlando, scherzando con chi ne ha voglia, pur non avendone ben donde, anche solo scambiando gli sguardi. E poi l’aereo, l’ennesimo, da uno degli aeroporti più piccoli d’Italia, ed anche più lenti: a Forlì, da quando sono stati colti in fallo sulla violabilità dell’aeroporto, fanno storie anche per un lucchetto nella borsa.

Strano mondo, quello di Ryanair, ma forse è solo l’esasperazione della realtà: non esiste il piacere del viaggio, siete qui solo perché avete risparmiato, ora vi spenniamo coi drink, i biglietti, le carte telefoniche e le lotterie; e non vi lamentate se i sedili sono attaccati tra loro, la prossima volta vi svenerete con Alitalia & soci.

Certo, guai a chi fiata, grazie a loro (o al libero mercato) si vola con due lire, e l’importante, in aereo, è arrivare, non viaggiare. Per quello c’è il treno, o l’auto, o l’interminabile pullman. Che comunque costano di più, in soldi, tempo e fatica fisica. L’aereo è il T-U-R-I-S-M-O tutto maiuscolo, come l’autostrada, che non ti fa vedere la destinazione nel suo formarsi, ma te la presenta avulsa dal resto, attraverso un non-luogo. All’arrivo, comunque, ci sarà poco da pensare e contemplare, sul pullman e via verso la grande, caotica, frenetica ma sempre affascinante Londra.

L’arrivo in città non è dei migliori: freddo allucinante (e qualche spruzzo di neve!), caos come sempre, e come sempre servirebbe una mezza giornata di rodaggio che non c’è.

La Dolce Vita, mèta di questa tappa londinese, è un evento decisamente eccellente, per il panorama che offre sia ai visitatori che agli operatori: non è azzardato sostenere che Earl’s Court, in questi 3 giorni, passa molto del Regno Unito che vuole comprare casa in Italia. E nelle Marche, in questo momento la destinazione numero uno. Quel che non riesco ad apprezzare (ma comprendo benissimo, del resto i soldi servono sempre), è lo spazio eccessivo dato a Bertolli, ambasciatore di un’italianità montezemoliana, tutta facciata e col nulla dentro, una deriva che - ahimé - la Toscana ha imboccato da tempo (per fortuna non tutta).

Un giro per farmi conoscere, un altro per farmi ri-conoscere, da Mauro di Marcheshire e dagli amici di Paradise Possible, che con Gabriele della Bontà delle Marche hanno iniziato a vendere online a Londra (peccato non lo abbiano fatto anche in Fiera, pur considerando i problemi per l’organizzazione: l’occasione era ghiotta per loro e per i visitatori). Non essendo la fiera molto grande (il che è un pregio), mi lascia il tempo per una buona dose di nostalgia tra la Piccadilly, la District Line, e per una cena al Ristorante Camerino.

Dove purtroppo non vedo Paolo, il proprietario, di San Severino Marche, a Roma per i funerali del Papa; ma incontro Natalia, e le pappardelle al cinghiale, di pregevole fattura, tirate a mano dallo chef veneto. Niente male il ristorante: classica atmosfera da grande città europea, piuttosto formale, ma di quella formalità gentile, delicata, non fastidiosa, comunque notevole per chi è abituato ai modi spicci nostrani, non solo delle trattorie. Porzioni generose, buona carta dei vini, prezzi non eccessivi (siamo a Londra, e qui si spendono 35 Pounds a testa per primo, secondo, caffè, acqua e una buona bottiglia di vino, alzandosi di tavola sazi, anzi lasciando qualche cosa sul piatto), tra l?altro consultabili anche sul sito del ristorante, assieme al menu. Non aspettatevi, dal nome, di trovare qualcosa di ?marchigiano?: magari lo sarà fra qualche anno, se le Marche troveranno il loro meritato (?) seguito.

Veramente poco di inglese so far, ma del resto, Londra è inglese?

Domattina, 9 aprile, sveglia alle 5.45, e partenza per il Devon - quello sì, la "verde Inghilterra".

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