TOURblog

Il diario popolare dei viaggi di Angelo Recchi, tour leader (con un’attenzione particolare al gluten-free)

31 Ottobre 2006

Bologna, Sant’Orsola

Può capitare - e, ovviamente, a me è capitato! - di svegliarsi durante la notte con un dolore lancinante dietro una spalla, nell’impossibilità di muoversi. Poi, dopo qualche sforzo, ci si riesce ad alzare ed avvisare il 118. Non so in quale altra città, ma a Bologna, se raggiungi il telefono è fatta. Una voce cordialissima mi chiede se ho bisogno dell’ambulanza, ed al mio dissenso ("eh, no, caspita, l’ambulanza mi pare esagerato, non voglio essere portato via in ambulanza, porta sfiga!"), mi gira la guardia medica. Dopo cinque minuti, ed i consigli dell’affabilissimo (e marchigianissimo, guarda un po’, il mondo è piccolo) operatore, sono di nuovo a letto, riuscendo almeno a chiudere gli occhi per un altro paio d’ore, giusto il tempo di far venire giorno.

Al mattino, col primo (e puntualissimo) autobus, vado al Sant’Orsola, uno degli ospedali di Bologna. Ora, il Sant’Orsola, almeno il pronto soccorso, almeno per me che vengo da un’altra realtà (pure non malvagia), è un’esperienza mistica: arrivi, ti registrano ed assegnano il codice in meno di un minuto. Poi, ti accomodi davanti all’ambulatorio attinente al tuo malessere (ortopedia, nel mio caso), ed aspetti. Ma l’estasi viene raggiunta alzando gli occhi: uno schermo (foto), aggiornato al minuto, con segnati il numero di pazienti in attesa ordinati per codice, il tempo medio di attesa ed i pazienti attualmente in visita. Il mio tempo medio di attesa è di 16 minuti.

santorsola_bologna.jpg

Ebbene: dopo diciassette minuti, sono dentro all’ambulatorio, e dopo altri venti (avevo uno strappo muscolare, clinicamente banale, ma fa un male boia) di nuovo in autobus, verso casa.

No, dico, saranno care le tasse in Emilia-Romagna, ma se questi sono i risultati…

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